Ilaria Salis, pignorato il conto corrente per le spese legali degli ex collaboratori

Dopo la condanna in primo grado a versare circa 300mila euro complessivi a due ex collaboratori parlamentari che sarebero stati licenziati “senza giusta causa”, Ilaria Salis ha presentato appello, chiedendo anche la sospensione dell’esecuzione della sentenza. Secondo quanto riportato dal Giornale, la vicenda avrebbe ora portato alla richiesta di pignoramento presso terzi del conto corrente dell’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra per il mancato pagamento delle spese legali del processo di primo grado. L’importo oggetto del provvedimento sarebbe pari a circa 7mila euro. Il conto interessato sarebbe quello sul quale vengono accreditate anche le indennità spettanti a Salis come europarlamentare.

I due ex collaboratori, Valentina Dadda e François Gelmetti, avevano impugnato il licenziamento sostenendo che fosse avvenuto senza giusta causa. In primo grado il tribunale ha accolto le loro ragioni, condannando Salis a corrispondere a ciascuno un risarcimento totale di circa 300mila euro, somma calcolata sui compensi che avrebbero percepito fino alla conclusione del mandato parlamentare. L’eurodeputata ha però presentato appello contro la sentenza, contestando la decisione, sostenendo di non aver mai ricevuto e dichiarandosi fiduciosa sull’esito del nuovo giudizio, la cui udienza è prevista a ottobre.

Nel frattempo, secondo quanto riporta il quotidiano, Salis avrebbe promosso due procedimenti civili per ottenere la sospensione dell’esecuzione della sentenza di primo grado e degli atti con cui gli ex collaboratori puntavano a riscuotere le somme riconosciute dal tribunale. Le richieste sarebbero state respinte e l’eurodeputata sarebbe stata inoltre condannata al pagamento delle spese legali relative a questi procedimenti. Il quotidiano sostiene inoltre che, a fronte del mancato versamento di tali importi, i legali degli ex assistenti abbiano avviato una procedura di pignoramento presso terzi.

Ma i legali di Salis replicano: “Non vi è stato alcun rifiuto di pagare da parte dell’onorevole. Nessuna richiesta di pagamento le è stata portata compiutamente a conoscenza”. Nonostante sia titolare di un domicilio digitale regolarmente iscritto all’Indice nazionale dei Domicili Digitali, l’eurodeputata “non ha ricevuto a tale indirizzo né l’atto di precetto né l’atto di pignoramento e, a tutt’oggi, non è a conoscenza dell’esatto importo preteso né delle coordinate necessarie per effettuare il pagamento”, sostengono gli avvocati.

Che spiegano come anzi al contrario, “l’onorevole aveva incaricato i difensori di contattare le controparti al fine di proporre una definizione rateale delle somme eventualmente dovute”.

“Non si è mai sottratta alle proprie eventuali obbligazioni – aggiungono – ed è disponibile a corrispondere quanto dovesse risultare effettivamente dovuto all’esito dei giudizi in corso, non appena le saranno comunicati l’importo e le coordinate necessarie al pagamento”.

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