Chat Delmastro- Caroccia, la procura si rivolgerà alla Consulta

Prima la richiesta alla Giunta per le autorizzazioni. Poi la discussione in Aula e il voto. Infine il no della Camera. Ora la procura di Roma è pronta a bussare alla porta della Corte costituzionale per ottenere le chat tra Mauro Caroccia, indagato per riciclaggio e intestazione fittizia di beni nell’inchiesta sulla “Bisteccheria d’Italia”, e il suo socio, l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro.

È il nuovo passaggio di un procedimento che intreccia l’indagine sul clan Senese con una società e un ristorante diventati centrali nelle verifiche dei magistrati. L’obiettivo del sostituto procuratore della Dda di Roma Lorenzo Delgiudice, coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi, è ottenere l’annullamento della decisione con cui la Camera, il 5 agosto scorso, ha negato l’autorizzazione ad acquisire le comunicazioni presenti sul telefono cellulare di Caroccia.

I magistrati lo hanno spiegato più volte: l’interesse investigativo riguarda soprattutto le conversazioni tra Caroccia e Delmastro.

Chat che, secondo la procura, potrebbero aiutare a chiarire alcuni passaggi dell’inchiesta sulle attività economiche attraverso cui sarebbe stato riciclato denaro di provenienza illecita, i soldi della famiglia Senese.

E per acquisirle c’è una strada precisa: il sequestro del telefono.La richiesta nasce dall’indagine sulla Bisteccheria d’Italia, il ristorante aperto da Caroccia insieme a Delmastro e ad altri esponenti di Fratelli d’Italia. Caroccia, secondo l’accusa, sarebbe stato un prestanome del clan Senese.

Delmastro ha sempre sostenuto di non sapere che il suo socio fosse stato condannato e avesse un procedimento in corso per il presunto riciclaggio di capitali mafiosi. Ha raccontato di avere costituito una srl senza neppure digitare il nome di Caroccia su Google, visto che Repubblica – da anni – raccontava il ruolo del suo socio ristoratore nel clan di Roma. Nessuno, ha spiegato ancora Delmastro, lo avrebbe avvertito. Neppure il servizio di sicurezza che avrebbe dovuto segnalare il rischio di frequentare un ristorante considerato vicino alla famiglia che da anni esercita un ruolo nelle dinamiche criminali della Capitale.Nessuno sapeva.

Nessuno, almeno secondo quella ricostruzione, aveva provato a informarsi. Ma i soci parlavano. E parlavano in chat. È proprio lì che i pm cercano le risposte. Soprattutto sui soldi.La domanda dell’inchiesta è semplice: come ha fatto un uomo al quale erano già state sequestrate altre attività commerciali a entrare nel capitale di un nuovo ristorante? Per i magistrati, l’ipotesi è che dietro quell’operazione possano esserci i soldi del clan. Per questo vogliono ricostruire i rapporti tra i soci e acquisire le loro conversazioni. Ma per vedere le conversazioni con un parlamentare serve l’autorizzazione.La prima richiesta è stata dunque quella alla Camera. La risposta è arrivata il 5 agosto, con il voto contrario all’acquisizione. Adesso il dossier torna sul terreno istituzionale. La procura procura a breve solleverà il conflitto di attribuzione, sarà la Corte costituzionale a dover stabilire se quel diniego possa essere confermato oppure no.

L’inchiesta era partita dopo la sentenza d’Appello del gennaio 2025, quando Mauro Caroccia era stato condannato a quattro anni di carcere. Da tempo l’Antimafia e la guardia di finanza monitoravano le sue attività. Già nel 2020, dopo il suo arresto, erano stati sequestrati i ristoranti “Baffo 2018”, “Baffo 2 Fish” e “Baffolona Burger”: secondo l’accusa servivano a riciclare il denaro del clan Senese.

Gli approfondimenti portarono a una società con sede a Biella, registrata nello studio del commercialista e assessore comunale al Bilancio in quota Fratelli d’Italia, Amedeo Pareggio. Dentro l’azienda, oltre alla figlia del prestanome, compaiono nomi pesanti: il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, la vicepresidente del Piemonte Elena Chiorino, altri amministratori locali e Donatella Pelle, imprenditrice vicina al partito. Nessuno di loro è indagato e molti di loro si sono dimessi. Adesso le chat tra Caroccia e Delmastro potrebbero spiegare come e perché un pezzo dello Stato era seduto a tavola con la criminalità.

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