L’annuncio di Emmanuel Macron segna un passaggio storico. La Francia propone una “deterrenza avanzata” europea, complementare alla NATO, in un tempo in cui l’ordine globale è instabile, la minaccia russa resta concreta e l’affidabilità americana non è più percepita come automatica.
Non si tratta di un colpo di mano francese. Non è la proclamazione di una leadership egemonica. Parigi non cede la propria sovranità nucleare, né costruisce un comando europeo alternativo. La decisione ultima resta nelle mani del presidente della Repubblica francese.
Ma la politica internazionale non vive solo di dichiarazioni formali. Vive di equilibri, di pesi specifici, di capacità. E chi possiede l’arma nucleare e offre protezione esercita inevitabilmente un’influenza maggiore.
La vera questione non è dunque “Macron vuole guidare l’Europa?”.
La vera domanda è: l’Europa vuole restare una potenza economica senza spina dorsale strategica?
In questo scenario, l’Italia ha scelto di non aderire al progetto francese. Roma ribadisce la piena fiducia nell’ombrello NATO, confermando una linea atlantica coerente con la propria storia repubblicana. È una posizione legittima, ma non neutra.
Perché mentre Francia, Germania, Polonia e altri Paesi discutono di integrazione della deterrenza, di coordinamento strategico, di nuova architettura di sicurezza, l’Italia resta osservatrice.
Il punto non è scegliere tra Parigi e Washington.
Il punto è capire se l’Europa debba costruire un pilastro di difesa autonomo, capace di rafforzare la NATO e non di sostituirla.
Costruire l’Europa significa assumersi responsabilità comuni:
industria della difesa integrata, sistemi antimissile condivisi, capacità di risposta rapida, coordinamento politico reale. Senza questo salto, l’Unione resterà un gigante economico e un nano geopolitico.
L’Italia, Paese fondatore dell’Unione, non può limitarsi a una posizione attendista. Non si tratta di aderire acriticamente a un progetto francese. Si tratta di partecipare alla definizione dell’architettura europea di sicurezza.
La storia non aspetta.
Se l’Europa non costruisce se stessa, saranno altri a disegnarne i confini strategici.
Ciro Di Pietro
L’Europa della deterrenza e il bivio italiano
