Piazza Italia: Le ragioni del commissariamento

Il provvedimento è scattato su richiesta della Procura di Prato a seguito di indagini che hanno portato alla luce gravi irregolarità nella filiera produttiva della società.

  • Sfruttamento del lavoro: Le indagini hanno rivelato che una parte significativa della produzione dei capi d’abbigliamento era affidata a imprese gestite da cittadini cinesi nel distretto di Prato, le quali operavano in condizioni di sfruttamento.
  • Condizioni dei lavoratori: Durante le ispezioni sono stati riscontrati turni massacranti, paghe minime e la presenza di lavoratori irregolari (senza permesso di soggiorno) che vivevano e lavoravano in condizioni degradanti.
  • Mancata vigilanza: Il tribunale ha contestato a Piazza Italia una “colpevole inerzia” e la mancanza di controlli adeguati sulla propria catena di fornitura, permettendo l’esternalizzazione della produzione verso realtà che garantivano prezzi bassissimi attraverso l’illegalità.
  • Margini di profitto: Secondo gli inquirenti, questo sistema avrebbe permesso al marchio di ottenere margini di guadagno stimati fino al 300% rispetto ai costi reali di produzione.

Cosa succede ora all’azienda?

È importante sottolineare che Piazza Italia non ha chiuso. L’amministrazione giudiziaria è una misura di prevenzione con finalità “terapeutiche”:

  1. Gestione esterna: Per la durata di un anno, l’azienda sarà affiancata da un amministratore nominato dal Tribunale.
  2. Bonifica della filiera: L’obiettivo è depurare l’azienda dai rapporti con fornitori irregolari e implementare modelli organizzativi che garantiscano il rispetto dei diritti dei lavoratori.
  3. Continuità operativa: I punti vendita e i dipendenti diretti del gruppo non sono oggetto di sequestro; l’azienda continuerà a operare sul mercato mentre viene messa in regola la catena produttiva.

Curiosità: Il piano di rilancio

Paradossalmente, solo pochi mesi prima (novembre 2025), il gruppo aveva annunciato un ambizioso piano industriale 2025-2030 supportato da UniCredit, che prevedeva 200 nuove aperture e 1.000 assunzioni. Resta da vedere come questo provvedimento giudiziario influenzerà i tempi di tale espansione.

Ciro Di Pietro

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