Non posso permettermi un tetto

«Sono sul punto di prendere la decisione di lasciare la città dove lavoro perché non posso più permettermi un tetto sulla testa. Nonostante sia ingegnere aerospaziale. Nonostante abbia fatto tanti sacrifici per tutta la vita per diventarlo. Il mio stipendio non basta più per sostenere un affitto a Roma. Men che meno ho la capacità economica di acquistare una casa in questa bolla speculativa. Spero che chi governa si renda conto che il diritto all’abitare deve essere tutelato al di sopra di ogni logica di profitto. Spero che capisca che altrimenti porterà le città a svuotarsi di giovani che, come me, sognavano di costruirsi un futuro. Stiamo andando in una direzione in cui, tra qualche tempo, non ci saranno più medici, infermieri, insegnanti, queste e tutte le professioni che sono il motore di una società. Ci sarà solo turismo low cost, di chi arriva di corsa e si accontenta di postare la foto davanti a un monumento ma non ha tempo, né soldi, né voglia di fermarsi. Bisogna parlarne, parlarne ancora, parlarne ogni giorno fino a che qualcosa non cambierà. Bisogna scendere in piazza come stanno facendo i giovani spagnoli. Chiunque abbia voce, per favore, lo faccia».

Roma, 19 settembre: un corteo a sostegno di Spin Time

Roma, 19 settembre: un corteo a sostegno di Spin Time 

Ho ricevuto questa lettera di Francesca Suriano, ieri, insieme a decine di altre lettere a commento della conversazione con Gabriella, la giovane donna che mi ha detto, dopo aver ereditato la casa della nonna: «Avrei preferito una nonna viva e una casa mia dove invitarla a cena». Ha detto anche che il problema di questo Paese non è chi si ribella, «come vogliono farci credere». Il problema è chi non lo fa.

Eppure qualcosa si muove. Per lo sgombero pretestuoso di Spin time labs, la comunità che occupava a Roma un intero palazzo in centro, abbandonato da anni e di proprietà di un fondo immobiliare, sono scese in piazza migliaia di persone. L’esclusione abitativa tocca quasi tutti i problemi del nostro vivere. In Spagna è di nuovo al centro del discorso pubblico.

Scrivetemi la vostra storia qui: concita@repubblica.it


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