Si svolgono nella basilica di Sant’Ambrogio i funerali di don Antonio Mazzi, scomparso venerdì a 96 anni. L’ultimo saluto al fondatore di Exodus, da sempre in prima linea nella lotta alla tossicodipendenza e a supporto dei giovani, non sarà una cerimonia formale. Come annunciato dalla Fondazione subito dopo la scomparsa del sacerdote, avvenuta venerdì nella comunità all’interno del parco Lambro, si tratterà di “una liturgia viva, animata dai canti, dalla musica e dalle parole dei ragazzi e degli educatori di tutte le realtà Exodus presenti in Italia e nel mondo”.
Don Ciotti: “Con Exodus è stato simbolo di speranza, giustizia e accoglienza”
“Abbiamo imparato, nell’arco di questi anni, che Dio non abita solo nei tabernacoli d’oro, ma che dobbiamo cercarlo nelle strade dove la gente lotta per sopravvivere”. A dirlo è don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, al suo arrivo alla basilica di Sant’Ambrogio. “Abbiamo cominciato tanti anni fa andando incontro ai giovani che fanno più fatica – ha proseguito Ciotti – Gli anni dell’esplosione delle dipendenze, problema ancora più grave oggi, ma se ne parla un pochettino di meno”. Il fondatore di Libera ha insistito sul lavoro educativo del sacerdote. “Il suo è stato veramente un vero percorso educativo. L’ultimo articolo che ha scritto per Vita Pastorale parla proprio ancora una volta dell’importanza dell’educare e dell’educarci, del metterci profondamente in gioco. Tutti” – ha aggiunto – È stata la testimonianza cristiana che lui ha portato, quella evangelica, ma anche la responsabilità civile – ha detto ancora Ciotti – Perché tre parole sono fondamentali nell’Evangelo, speranza, giustizia e accoglienza. E lui ha testimoniato questo con Exodus. La nostra amicizia è stata proprio saldare insieme un po’ di terra con il cielo. Questo bisogno di giustizia, di accoglienza, di pace, di dignità, di diritti quaggiù, e quella dimensione più spirituale”.
Il sindaco Sala: “Era un vero educatore. Non mollava mai”
“Era un vero educatore, sapeva fare questo mestiere”. Così il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha ricordato don Antonio Mazzi al suo arrivo alla Basilica di Sant’Ambrogio per i funerali del fondatore di Exodus. “A volte era sopra le righe, a volte sembrava pensasse un po’ alle cose sue, quasi assente, ma in realtà era sempre uno che andava all’obiettivo. Era molto diretto e sapeva cosa fare per ottenere le cose”, ha detto Sala, sottolineando che don Mazzi “voleva gran bene a tutti i suoi ragazzi e con tanta fantasia trovava i modi giusti”. Anche nei rapporti con la pubblica amministrazione “era un osso duro: quello che voleva alla fine lo otteneva, però tutti noi lo amavamo perché era una persona in buona fede e soprattutto non mollava mai”.
Marotta: “Ha interpretato il valore cristiano del perdono”
Ai funerali partecipa anche il presidente dell’Inter, Giuseppe Marotta: “Don Mazzi ha interpretato il vero valore cristiano del perdono ed è sempre riuscito ad accompagnare coloro che sono caduti e a metterli sulla retta via. È una persona a cui dobbiamo tanta riconoscenza e che ci dobbiamo sempre portare nel cuore”.
Lele Mora: “È stato come un secondo papà”
Tra i primi ad arrivare alla basilica di Sant’Ambrogio Lele Mora, che ha ricordato don Mazzi come “un secondo papà”. Presente in chiesa anche don Luigi Ciotti. Tra gli ultimi arrivi, quello del sindaco di Milano Giuseppe Sala.
Il feretro accolto dagli applausi nella basilica di Sant’Ambrogio
Il carro funebre con il feretro di don Antonio Mazzi è arrivato all’esterno della Basilica di Sant’Ambrogio. Un girasole spicca sopra la bara semplice, di legno chiaro. Ad accogliere il feretro all’ingresso anche i ragazzi di Exodus, molti dei quali indossano magliette con alcune delle frasi più care al sacerdote: “C’è un tempo per nascere e un tempo per rinascere” e “Riservato a chi ha una tremenda voglia di vivere”.
La camera ardente: “Era talmente grande da sembrare uno di famiglia”
Sono centinaia e centinaia le persone che nei giorni scorsi hanno reso omaggio a don Mazzi passando dalla camera ardente allestita a Cascina Molino Torrette, sede di Exodus, nel Parco Lambro. Molti sui ragazzi, collaboratori e semplici cittadini che hanno voluto salutare per l’ultima volta il sacerdote. “Era un anticonformista assoluto, molto schietto. Ha fatto il possibile per questi ragazzi, gli ha fatto da padre” il ricordo di una coppia di anziani. E ancora: “Era talmente grande che sembrava uno di famiglia”. Quindi il ricordo del cambiamento portato nella zona: “Negli anni Settanta era ridotto in una maniera pazzesca. C’erano i fantasmi e lui è riuscito a salvarne tanti”.
Delpini: “Don Mazzi ci lascia speranza e qualche responsabilità”
L’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ha ricordare don Mazzi con un messaggio dal Brasile. Lo ha definito “un uomo animato da una inestirpabile fiducia nelle persone, anche quelle date per perdute”. È nella “stima dei suoi collaboratori e delle persone più vicine”, nella gratitudine “di coloro che in Exodus hanno trovato l’appiglio per salvarsi dall’abisso della tossicodipendenza, della disperazione, della rovina” che bisogna cercare il segreto di don Mazzi, ha scritto. E ancora: “Il segreto di don Mazzi è la sua fede in Dio. Una fede che rende liberi, coraggiosi, disposti al rischio e all’eroismo”. E che adesso può lasciare a tutti “qualche speranza e qualche responsabilità”.
La cerimonia in Sant’Ambrogio nel giorno di lutto cittadino
In occasione dei funerali di don Antonio Mazzi il Comune di Milano ha proclamato una giornata di lutto cittadino. Il sindaco Beppe Sala sarà in Sant’Ambrogio per partecipare alla cerimonia, dove a rappresentare la Diocesi sarà il vicario generale Franco Agnesi. L’arcivescovo di Milano Mario Delpini, infatti, si trova in Brasile, in visita ai missionari ambrosiani e non può quindi prendere parte alle esequie.
