NUUK/WASHINGTON – Quella che nel 2019 era stata liquidata come una “boutade” estiva da molti osservatori internazionali, nel 2026 è diventata ufficialmente una priorità della politica estera della seconda amministrazione Trump. Il Presidente degli Stati Uniti ha riaperto con forza il dossier Groenlandia, dichiarando che il controllo dell’isola non è solo un desiderio, ma una “necessità assoluta per la sicurezza nazionale”.
Un “Affare Immobiliare” su scala globale
Per Donald Trump, ex magnate del real estate, la logica dietro l’acquisizione della Groenlandia è simile a quella di un grande investimento infrastrutturale. La Casa Bianca ha recentemente confermato di stare valutando diverse opzioni, che spaziano dall’acquisto diretto dalla Danimarca alla creazione di un Compact of Free Association (COFA), un modello simile a quello che gli USA hanno con nazioni del Pacifico come Palau o la Micronesia.
Le motivazioni, tuttavia, vanno ben oltre il semplice prestigio territoriale:
- Terre Rare e Risorse: Con lo scioglimento dei ghiacci, la Groenlandia sta rivelando depositi massicci di minerali critici e terre rare, fondamentali per l’industria tecnologica e militare. Sottrarre queste risorse all’influenza cinese è un obiettivo primario di Washington.
- Controllo delle Rotte Artiche: Con il riscaldamento globale, l’Artico sta diventando una via navigabile strategica che potrebbe accorciare drasticamente i commerci tra Asia e Occidente.
- Difesa Missilistica: La posizione dell’isola è cruciale per monitorare i movimenti russi. Trump ha spesso citato la necessità di potenziare il sistema di difesa “Golden Dome” proprio partendo dalle basi artiche.
La risposta di Copenaghen e Nuuk: “Non siamo in vendita”
Nonostante le pressioni di Washington, la risposta del Regno di Danimarca e del governo autonomo groenlandese rimane un “no” categorico. Il Primo Ministro della Groenlandia, Múte Egede, ha ribadito con fermezza:
“La Groenlandia appartiene al popolo groenlandese. Non siamo una merce di scambio e non siamo in vendita.”
In Danimarca, la provocazione ha generato reazioni quasi surreali, con petizioni popolari che ironicamente propongono di “comprare la California” come risposta diplomatica alle pretese americane. Tuttavia, sotto l’ironia cresce la tensione: l’idea che un alleato NATO possa suggerire l’uso di “mezzi militari” o pressioni economiche per ottenere territori da un altro alleato sta mettendo a dura prova la tenuta dell’Alleanza Atlantica.
Il ruolo di “Don Jr” e le nuove nomine
A dimostrazione che non si tratta di un semplice tweet, Trump ha inviato il figlio Donald Jr. in visita nell’Artico e ha nominato inviati speciali con il compito esplicito di “esplorare l’integrazione” dell’isola. Gli analisti suggeriscono che, sebbene un’annessione formale sia legalmente e politicamente quasi impossibile senza il consenso locale, gli USA potrebbero puntare a una “sovranità di fatto” attraverso massicci investimenti infrastrutturali e una presenza militare sempre più pervasiva.
Conclusione
Il caso Groenlandia è il simbolo di una nuova era della geopolitica: un ritorno a una visione del mondo ottocentesca fatta di mappe da ridisegnare e territori da acquisire, in un contesto moderno dove il cambiamento climatico decide le nuove frontiere del potere. Resta da vedere se il “Deal” del secolo rimarrà un sogno di Mar-a-Lago o se la pressione americana porterà a una rottura definitiva con i partner europei.
Sandro Martorano
