Il Mezzogiorno e la scommessa della garanzia mutualistica

di Sandro Martorano

Nel Mezzogiorno, dove il tessuto produttivo è costituito in gran parte da microimprese familiari e aziende artigiane, il Confidi resta un presidio insostituibile.
Non solo come strumento di garanzia, ma come interfaccia di fiducia tra mondo bancario e realtà locali spesso prive di un bilancio strutturato o di un rating formale.
Qui la fideiussione mutualistica continua ad avere una funzione economico-sociale: consente l’accesso al credito a soggetti che, altrimenti, verrebbero esclusi dai canali ordinari.
Tuttavia, anche nel Sud Italia, il modello deve evolvere.
La sfida è quella di unire la prossimità territoriale con la solidità patrimoniale, costruendo reti di Confidi regionali capaci di attrarre fondi europei, utilizzare piattaforme digitali condivise e dialogare con i grandi gruppi bancari.
In Campania, Puglia, Sicilia e Calabria, diversi Confidi hanno già intrapreso questa strada, investendo in rating interno, digitalizzazione e formazione del personale.
È un percorso lento ma necessario: solo chi saprà coniugare mutualità e competenza finanziaria potrà sopravvivere alla selezione naturale in atto nel settore.
Il sistema delle garanzie in Italia sta dunque attraversando una fase di maturità industriale:
il Confidi non è più il semplice “parafulmine” del credito, ma un ingranaggio strategico della politica economica, in grado di trasformare la fiducia in credito e la solidarietà in capitale operativo.
Tra compliance, rating e nuove forme di garanzia, la vera sfida sarà mantenere vivo lo spirito originario: quello della cooperazione economica, radice mutualistica che — anche nel tempo della vigilanza e dei numeri — resta il cuore silenzioso del sistema Confidi italiano.

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