di Ciro Di Pietro
Il caro carburanti non è soltanto un problema da distributore. È il sintomo di una fragilità più profonda: l’assenza di una politica che sappia governare il presente, programmare il futuro prossimo e costruire una prospettiva per il Paese.
Quando benzina e diesel superano soglie insostenibili, il costo non resta alla pompa. Entra nei trasporti, nell’agricoltura, nella distribuzione commerciale, nelle bollette, nei prezzi degli alimenti e dei servizi. Alla fine, come sempre, paga il cittadino: soprattutto chi ha uno stipendio fisso, una pensione modesta o una piccola attività che vive già con margini ridotti.
Di fronte a questa emergenza, il dibattito torna a parlare di proroghe, sconti temporanei, social card e interventi mirati. Misure che possono offrire un sollievo, ma che non possono sostituire una strategia. Il rischio è che l’ennesimo provvedimento tampone diventi un modo per rinviare il problema, non per risolverlo.
La vera questione è la non-politica: una politica incapace di avere visione nel breve, nel medio e nel lungo periodo.
Nel breve periodo servono interventi rapidi, trasparenti e realmente accessibili per proteggere famiglie, autotrasportatori, lavoratori pendolari e piccole imprese. Ma devono essere strumenti semplici, altrimenti la burocrazia, i ritardi e il rischio di abusi finiscono per svuotarli di efficacia.
Nel medio periodo occorre ridurre la dipendenza dai continui rincari energetici: rafforzare il trasporto pubblico, sostenere la logistica, favorire l’efficienza delle imprese, alleggerire il costo dell’energia e dare credito a chi produce lavoro e ricchezza. Senza questo passaggio, ogni crisi internazionale si trasforma automaticamente in una stangata nazionale.
Nel lungo periodo, infine, serve una scelta di fondo: decidere quale economia vogliamo costruire. Un’Italia che rincorre le emergenze o un Paese capace di investire in sanità, welfare, scuola, ricerca, infrastrutture, innovazione e sicurezza energetica? Non si può chiedere sacrifici continui ai cittadini senza offrire loro una direzione, una speranza e un progetto credibile.
Un’economia si mette in ginocchio non per un solo aumento del diesel o della benzina. La si indebolisce quando i costi crescono, i salari restano fermi, il credito è difficile, i servizi pubblici arretrano e la politica si limita a inseguire il giorno dopo.
Governare significa prevedere. E prevedere significa avere il coraggio di scegliere oggi ciò che serve al Paese domani. È questo che manca: non una misura d’emergenza, ma una politica con lo sguardo lungo.
