L’Italia torna nella morsa del caldo. È la quarta ondata di calore dell’estate 2026 e, secondo il bollettino del Ministero della Salute, oggi il bollino rosso, il livello massimo di allerta per gli effetti delle alte temperature sulla salute, riguarda Campobasso, Perugia e Rieti. Domani le città saliranno a undici, con l’ingresso anche di Roma, Firenze e altri capoluoghi del Centro Italia. In diverse aree della Penisola sono attese temperature fino a 40 gradi.
L’anticiclone africano continua infatti a dominare il Mediterraneo, favorendo giornate molto calde, notti tropicali e un’umidità elevata che aumenta la temperatura percepita e rende più difficile il recupero dell’organismo durante le ore notturne.
Dal caldo agli incendi alle acque del Po
Le conseguenze non riguardano soltanto la salute. Ma anche per esempio la situazione dei fiumi, come il Po: l’Osservatorio Permanente sugli utilizzi idrici, coordinato dall’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po (Adbpo), passa ad “alta” la condizione di severità idrica per l’intero Distretto. In base all’analisi dei dati idrologici e climatici e alle proiezioni modellistiche per le prossime settimane analizzati nella seduta di oggi, tutti i membri dell’Osservatorio (Ministeri, Regioni, istituti di ricerca, associazioni di categoria, multiutility) hanno condiviso la necessità di innalzare ulteriormente la condizione di severità idrica per l’intero distretto padano. Attualmente sono oltre 100 i comuni tra Piemonte e Lombardia in cui si registrano criticità nell’ambito degli approvvigionamenti di acqua. In diversi di questi, già da diversi giorni si sta facendo ricorso all’uso di autobotti e autocisterne per rifornire i serbatoi degli acquedotti al fine di garantire continuità di servizio alle popolazioni. La maggior parte di questi comuni, tra l’altro, ha già provveduto ad adottare ordinanze locali per un utilizzo il più possibile oculato dell’acqua. Nei prossimi giorni, complice la riduzione degli afflussi e delle portate nelle principali sezioni del fiume Po ci si aspetta anche una ripresa del fenomeno dell’intrusione salina nel Delta, con un possibile interessamento anche centrale di potabilizzazione di Ponte Molo, nel territorio di Taglio di Po (Rovigo). Purtroppo, le proiezioni modellistiche non lasciano presagire possibilità di miglioramenti significativi nella disponibilità idrica, come confermato dal Segretario Generale dell’Adbpo, Alessandro Delpiano: “La situazione è peggiorata, non illudiamoci che i temporali estivi possano essere la soluzione a problemi radicali. Rispetto a dieci giorni fa, nonostante le precipitazioni, abbiamo infatti meno acqua nei laghi, meno acqua nei fiumi con un fabbisogno irriguo ancora significativo per diverse colture a cominciare dal riso”.
In Piemonte la vendemmia si prepara a partire con un certo anticipo rispetto alla media stagionale. L’accelerazione della maturazione delle uve è uno degli effetti che gli agricoltori osservano sempre più spesso durante le estati caratterizzate da temperature elevate e lunghi periodi di siccità.
Sul Gargano, invece, torna l’emergenza incendi. La vegetazione resa più secca dal caldo e dalla mancanza di precipitazioni crea le condizioni ideali perché anche piccoli inneschi possano trasformarsi rapidamente in roghi estesi.

Il cambiamento climatico
Gli scienziati invitano a distinguere tra meteo e clima. Un’ondata di calore, presa singolarmente, non può essere attribuita automaticamente al cambiamento climatico. Tuttavia il quadro generale è ormai molto chiaro. Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), l’aumento della temperatura media del pianeta dovuto alle emissioni di gas serra sta rendendo le ondate di calore più frequenti, più intense e più durature praticamente in tutte le regioni del mondo. L’Europa è tra le aree che si stanno riscaldando più rapidamente e il bacino del Mediterraneo è considerato uno dei principali “hotspot” climatici del pianeta.
Anche il programma europeo Copernicus registra da anni un incremento delle temperature medie e un numero crescente di record di caldo: il continente europeo si stia riscaldando a una velocità circa doppia rispetto alla media globale, aumentando il rischio di eventi estremi come siccità, incendi e ondate di calore.
Gli studi di attribuzione climatica, sviluppati dalla comunità scientifica internazionale (in particolare dal network World Weather Attribution, che riunisce climatologi di università e centri di ricerca di diversi Paesi), mostrano inoltre che il riscaldamento globale aumenta significativamente la probabilità che episodi di caldo estremo si verifichino e raggiungano intensità che, in un clima non alterato dalle attività umane, sarebbero state molto meno probabili.
I rischi per la salute
Le ondate di calore rappresentano uno dei fenomeni meteorologici più pericolosi per la salute pubblica. Il caldo intenso può provocare disidratazione, colpi di calore e aggravare patologie cardiovascolari e respiratorie, soprattutto tra anziani, bambini piccoli, donne in gravidanza e persone affette da malattie croniche.
Per questo il Ministero della Salute raccomanda di evitare l’esposizione diretta al sole nelle ore centrali della giornata, bere frequentemente anche in assenza di sete, consumare pasti leggeri, limitare l’attività fisica all’aperto e prestare particolare attenzione alle persone più vulnerabili.
Un’estate che conferma la tendenza
La nuova ondata di calore si inserisce in una sequenza di estati sempre più estreme che interessa l’Italia e l’intero Mediterraneo. Non si tratta semplicemente di giornate molto calde, ma di fenomeni che hanno conseguenze concrete sulla salute, sull’agricoltura, sulla disponibilità di risorse idriche, sugli ecosistemi e sul rischio incendi.
In altre parole, il caldo eccezionale non è più soltanto una notizia meteorologica. È uno degli effetti più tangibili di un clima che sta cambiando e che, secondo le proiezioni scientifiche, continuerà a produrre ondate di calore sempre più frequenti e intense se il riscaldamento globale non verrà contenuto.
