Venezuela, dichiarati sette giorni di lutto nazionale. I morti accertati sono 2.295

Per una settimana il Venezuela sarà listato a lutto. Mentre a La Guaira ancora si scava, sperando in miracoli, la presidente Delcy Rodríguez ha scelto i social per annunciare una settimana di lutto nazionale per le vittime della devastante doppietta sismica del 24 giugno scorso. “Il Venezuela ha l’anima lacerata per le perdite umane causate dai devastanti terremoti”, ha scritto Rodriguez. “Accompagniamo nel dolore le famiglie che hanno perso i loro cari e rivolgiamo le nostre preghiere ai feriti, alle persone disperse e alle comunità colpite”.

Il bilancio: 2.295 vittime, 11.207 feriti

Una cifra ufficiale di chi non risponde all’appello ancora non c’è, ma secondo fonti non ufficiali sarebbero ancora 40.349 le persone di cui non si trova traccia, circa cinquemila in meno di ieri. Sale invece il numero di morti e feriti. “Le vittime accertate sono 2.295”, ha informato il presidente dell’Asamblea Nacional Jorge Rodríguez, i feriti ricoverati negli ospedali di Caracas e La Guaira, ormai al collasso, 11.297. “Ci sono 4.099 soccorritori internazionali ancora al lavoro, non perdiamo la speranza”, ha detto, nonostante da ore non arrivio notizie di nuovi, quasi impensabili, salvataggi. Ma ci si prova tra le macerie di Macuto, playa de los Cocos, playa Grande.

La pioggia complica i soccorsi

Dalla pancia di edifici collassati su se stessi come castelli carte, testimoniano diversi, recentissimi video, arrivano ancora segnali di vita. Ma adesso è anche arrivata la pioggia, che già nei giorni scorsi ha provocato esondazioni e evacuazioni nello Stato Portuguesa, a complicare le operazioni. O a farle definitivamente terminare, come il disperato tentativo di tirare fuori dalle macerie di un palazzo di venti piani Valentina, una ragazzina di 14 anni.

L’inutile battaglia per salvare Valentina

A sette giorni dal terremoto, per ore lei ha continuato a rispondere alle urla dei pompieri che per più di venti ore hanno continuato a scavare. Poi è la pioggia ha coperto ogni rumore. E quando, ore dopo, l’acqua ha smesso di cadere, dall’anfratto in cui Valentina aveva trovato riparo, in risposta alle urla dei soccorritori, è arrivato solo silenzio. Sonde e scanner termici degli specialisti ecuadoriani hanno dato risposta negativa. La ricerca è stata dichiarata chiusa, mentre ai piedi delle macerie il padre, che ha già dovuto dire addio alla moglie, si disperava: “Ho perso le due donne della mia vita”.

Si scava ancora per salvare Hernan

Per Hernan Gil, un uomo di 47 anni rimasto intrappolato fra le macerie del centro commerciale Galerias, a Playa Grande, si combatte ancora. I pompieri del Salvador ci hanno parlato più volte, è vivo, bloccato in una guardiola che lo ha protetto quando l’edificio è crollato, con una sonda lo hanno alimentato e idratato, ma ci sono ancora metri e metri di macerie fra lui e la salvezza. Gli aggiornamenti arrivano tutti o quasi dal presidente di El Salvador, Nayib Bukele

Pericolo epidemie

“I soccorritori – ha detto Rodríguez – sono al lavoro per tirare fuori chi, speriamo, è ancora in vita e i corpi di chi non ce l’ha fatta”. Non è semplicemente un atto di umana pietà, ma anche una necessità. Con l’arrivo delle piogge e chissà quanti cadaveri insepolti, il rischio di diffusione di epidemie – avvertono i medici – cresce di ora in ora. “Fa molto caldo e c’è molta preoccupazione per le potenziali malattie trasmissibili”, ha affermato Veronique Durroux, portavoce dell’agenzia umanitaria delle Nazioni Unite per l’America Latina e i Caraibi. “La gestione dei rifiuti è un problema. La gestione dei detriti, vista l’entità della devastazione, è molto preoccupante”.

Arrestati quattro sciacalli, erano tutti poliziotti della Scientifica

È la fase 2 dell’emergenza. Quella degli sfollati da ricollocare, di chi ha perso tutto da assistere, dei feriti da salvare, dei traumatizzati da recuperare, di un intero territorio da bonificare. E in Venezuela rischia di durare a lungo. Insieme alla rabbia. Per i soccorsi arrivati tardi, per un futuro ancora più incerto, per i lutti inattesi, per gli sciacalli. Quattro, tutti funzionari della Scientifica, sono stati arrestati oggi. A bloccarli e denunciarli, un gruppo di cittadini che li hanno visti scavare tra le macerie, portando via mazzette di dollari. La goccia che ha fatto traboccare il vaso tra la gente esausta, con le mani rotte dopo una settimana passata a scavare a mani nuda e occhi che lacrime non ne hanno più.

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