La crescita cinese sorprende gli osservatori: +6,9%. Mercati in cauto rialzo

MILANO – Ore 14:45. Il Pil cinese batte le attese e mette di buon umore gli investitori in questo avvio di settimana, quando i volumi iniziano ad assottigliarsi per il periodo estivo. La potenza asiatica ha visto l’economia crescere, nel secondo trimestre 2017, al passo annuo del 6,9%, meglio delle stime degli analisti (6,8%) e confermando il dato del primo trimestre, mentre su base congiunturale il rialzo è stato dell’1,7%, confermando le previsioni della vigilia e facendo meglio dell’1,3% dei primi tre mesi. I dati diffusi dall’Ufficio nazionale di statistica scontano alcune incertezze come quelle legate alla stretta sulle transazioni immobiliari e sui prestiti bancari. Il governo aveva fissato a inizio anno un obiettivo di crescita attorno al 6,5%, dopo il 6,7% del 2016 che aveva segnato il record negativo da un quarto di secolo. Pur tra i rischi finanziari, rimarcati da ultimo la scorsa settimana da Fitch, il premier Li Keqiang ha detto a maggio di ritenere che il Paese possa centrare i trget di crescita. “Tutti i numeri pubblicati indicano che l’economia si è stabilizzata”, ha chiosato oggi il capoeconomista per la Cina di Citigroup, Liu Li-Gang.

Come sottolinea Bloomberg, i dati cinesi sono stati colti positivamente sui mercati finanziari e l’indice MSCI All Country World è cresciuto per il settimo giorno verso nuovi livelli record. Si conferma dunque il trend positivo innescato dalle parole di Janet Yellen e dai dati macroeconomici Usa di recente pubblicazione – in particolare i prezzi al consumo – che giustificano un approccio graduale della Federal Reserve ai rialzi dei tassi. Secondo le aspettative dei mercati, le chances di un rialzo del costo del denaro Usa a dicembre sono ora passate sotto il 50%.

I listini europei perdono un po’ di smalto e trattano contrastati: Milano resta poco sopra la parità con Parigi, Londra avanza dello 0,4% con la sterlina in rafforzamento mentre Francoforte gira in negativo dello 0,25%. Si riporta in area 1,147 l’euro/dollaro: gli operatori aspettano di capire se Draghi nella conferenza stampa di giovedì fornirà indicazioni sulle modalità di attuazione nei prossimi mesi del programma di acquisto di asset da parte della Bce: il cambio si attesta a 1,1465 sostanzialmente in linea con le posizioni di venerdì. Lo spread tra Btp e Bund decennali è a 167 punti, leggermente in chiusura, per un rendimento del decennale italiano sopra il 2,2% sul mercato secondario.

Dopo la sedua da record di venerdì, i future su Wall Street sono poco mossi. Il Vix, l’indice della volatilità e della paura sui mercati, è sceso ai livelli minimi da 24 anni a quota 9,51. Gli investitori incassano il calo sotto le stime dell’indice Empire State sul manifatturiero nell’area di New York: è sceso a 9,8 dai precedenti 19,8 punti e contro previsioni per quota 15. BlackRock ha riportato utili in crescita a 857 milioni di dollari nel trimestre, ma sotto le stime.

A livello di Eurozona gli occhi sono puntati sui prezzi al consumo, nella settimana che conduce al meeting della Bce dal quale si attende un rinvio a settembre degli annunci sulla fine del Quantitative easing. Intanto in Gran Bretagna, a giugno, la fiducia degli imprenditori è scesa ai minimi dal 2011. Qualcosa torna muoversi nella drammatica crisi dell’edilizia italiana: nel secondo semestre del 2016 il numero di nuove abitazioni è cresciuto del +10,6% rispetto allo stesso periodo del 2015. E’ quanto risulta dai dati dell’Istat. L’Ocse relega invece l’Italia agli ultimi posti nella classifica sul mercato del lavoro: secondo i dati che mettono a confronto i Paesi dell’organizzazione, la percentuale di occupati nel primo trimestre del 2017 in Italia era pari al 57,7% della popolazione in età lavorativa contro una media Ocse del 67,4%, del G7 pari al 70,3% e dell’Ue del 67,2%. Peggio di noi solo Grecia e Turchia. Da seguire a Piazza Affari Unicredit, che ha ceduto definitivamente 17,7 miliardi di euro di sofferenze a veicoli partecipati in maggioranza dai fondi Pimco e Fortress. Sempre in tema di crediti difficili, continua la corsa di DoBank dopo il debutto sprint di venerdì che aveva portato il titolo a salire del 14%.

Oltre al Pil, in Cina è emerso che la produzione industriale è salita del 7,6% tendenziale a giugno. Le vendite al dettaglio hanno mostrato un’accelerazione nello stesso mese con un aumento dell’11% rispetto al +10,7% di maggio. La Borsa di Tokyo è rimasta chiusa e aveva terminato le contrattazioni in rialzo dello 0,1% nell’ultima seduta della scorsa settimana. Debole nonostante le indicazioni macro positive le piazze di Shanghai (-1,7%) e Shenzhen (-4,1%): pesano i timori di regole più severe dopo che il presidente Xi Jinping, in una conferenza a porte chiuse tenutasi nel week end, ha chiamato la Banca centrale a un ruolo più forte nel difendere dai rischi e ha chiesto più lavoro nella salvaguardia del sistema finanziario, anche modernizzando la cornice regolatoria. Secondo Xi sono passaggi necessari a “mantenere la stabilità e a servire l’economia reale, al riparo dai rischi sistemici”. In questo contesto, “la Cina deve consolidare la leadership del Partito comunista sul settore finanziario, guardare al progresso mentre mantiene la stabilità e il rispetto delle regole e dello sviluppo finanziario”.

Quotazioni del petrolio in rialzo sulla scorta delle previsioni di un aumento della domanda: i contratti sul greggio Wti con scadenza ad agosto guadagnano 12 centesimi a 46,66 dollari al barile. Il Brent sale di 18 centesimi a 49,07 dollari. L’oro è in lieve rialzo sui mercati asiatici a 1.230,78 dollari segnando un progresso dello 0,17%.

 

Fonte: Repubblica.it

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