Mps, dopo il salvataggio arrivano i tagli: 5500 esuberi e chiusura del 30% delle filiali

MILANO – Il Monte dei Paschi dovrà avviare una profonda cura dimagrante per dipendenti e sportelli, in cambio dell’intervento patrimoniale da 8,1 miliardi con un intervento pubblico da 5,4 miliardi, per il quale è arrivato ieri il via libera della Commissione Ue.

Il nuovo piano industriale 2017-2021 del Monte dei Paschi di Siena prevede “una revisione del dimensionamento di tutte le strutture organizzative del gruppo” che porterà a una riduzione di circa 5.500 unità entro il 2021 (di cui 4.800 uscite attraverso l’attivazione del Fondo di solidarietà, 450 uscite legate alla cessione/chiusura di attività, 750 uscite derivanti da turnover fisiologico) e la chiusura di 600 filiali su 2000: un taglio del 30%. L’utile netto di Mps al 2021 sarà superiore a 1,2 miliardi di euro, con un Roe pari al 10,7%. La banca, ha spiegato l’ad Marco Morelli, prevede anche di effettuare 500 assunzioni.

Il piano (che “non peggiorerà il livello del servizio” si legge) arriva a meno di 24 ore dal via libera della Ue al salvataggio dell’istituto da parte dello Stato italiano, che diventerà il primo azionista con il 70%. Dopo sei mesi di trattative l’Unione europea ha dato il via libera all’ingresso pubblico nel capitale della banca più antica del mondo che sarà quindi oggetto di una ricapitalizzazione precauzionale da 8,1 miliardi: 5,4 miliardi dei quali in capo al Tesoro, il resto dalla conversione dei bond subordinati nel rispetto del burden sharing.

Per gli obbligazionisti subordinati retail coinvolti nella conversione forzosa in azioni è previsto un meccanismo di ristoro che la banca – ha spiegato il management in una conference call mattutina – aspetta si collochi a 1,5 miliardi di valore. Ai risparmiatori vittima di “misseling” (vendita di prodotti troppo rischiosi per il loro profilo) verranno offerti titoli senior in cambio della consegna delle azioni frutto della conversione dei loro vecchi titoli. I ristori – si legge nelle slide di presentazione – andranno a coloro che abbiano acquistato i titoli prima del 1 gennaio 2016 attraverso la rete di Mps. Il rimborso non potrà eccedere il valore di carico.

Nella conference con gli analisti, il management ha posto l’accento sullo smaltimento di 26,1 miliardi di crediti deteriorati attraverso l’intervento di Atlante, in quello che è stato descritto come il risultato più significativo per la banca in questa operazione. La vendita avverrà a un prezzo del 21% del valore nominale (5,5 miliardi) a fronte di un valore netto contabile al 31 dicembre 2016 di circa 9,4 miliardi di euro. Lo schema di cessione, viene spiegato, prevede che entro dicembre 2017 le sofferenze vengano trasferite a una società veicolo, che emetterà titoli Senior A1 per 3,256 miliardi di euro (12,5% del valore contabile), Senior A2 per 500 milioni di euro (1,9%), Mezzanine per 1,029 miliardi (4,0%) e Junior per 686 milioni (2,6%). Il 95% dei titoli Mezzanine sarà ceduto ad Atlante II. Poi, entro giugno 2018, con l’ottenimento delle garanzie di Stato (Gacs), verranno collocati sul mercato i titoli Senior e verrà ceduto ad Atlante II il 95% dei titoli Junior. A Quaestio, la società di gestione di Atlante, è stata data anche un’esclusiva per l’acquisto della piattaforma di servicing del Monte. Proprio per le attività di servicing (la piattaforma Juliet di Mps), la stessa Quaestio e Cerved hanno poi annunciato di avere una esclusiva per negoziare un accordo per una partnership industriale.

Quella del Monte è una operazione che segna “la svolta” per l’intero sistema bancario italiano ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, rivendicando la bontà di un intervento che minimizza l’esborso per lo Stato e quindi “non scarica il costo dei salvataggi sui contribuenti”. Morelli – che ha riconosciuto la fuga di depositi dei mesi scorsi ma sottolineato che nel primo trimestre del 2017 la banca ne ha recuperati ben 5,5 miliardi – ha parlato del piano come di una “pietra miliare” per la banca.

Fonte: Repubblica.it

 

 

 

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