Napoli, centro Ester al collasso: debiti per 10 milioni di euro e 300 bambini senza assistenza

Il Centro Ester di Barra in agonia sotto il peso di una situazione debitoria ormai insostenibile. La denuncia arriva, ancora una volta, dai lavoratori del centro di riabilitazione privata di Napoli est. Un debito di oltre 10 milioni di euro per il centro, dove un centinaio di dipendenti ha arretrati per 25 stipendi. E dove a farne le spese sono i 300 pazienti, specie bambini, che non ricevono più assistenza. «L’associazione è in mano da anni ad amministratori che si sono rivelati incapaci di gestire quello che poteva essere un fiore all’occhiello di un quartiere degradato.

Un’associazione che si può anche fregiare del titolo di ente morale onlus, perché tiene segreti non solo i bilanci, ma addirittura i nomi dei soci e dei componenti i vari Consigli (a partire da quello direttivo) che avrebbero dovuto vegliare sull’operato di amministratori ora tampinati dalle banche – accusano i lavoratori -. Chi sta pagando le conseguenze di questa gestione scellerata, familiristica e poco trasparente? I circa 300 pazienti che quotidianamente ricevevano trattamenti dai terapisti che dal 18 novembre 2016 hanno incrociato le braccia, dopo che negli ultimi anni hanno ricevuto solo la metà degli stipendi, accumulando così un credito di svariate decine di migliaia di euro nei confronti dell’associazione».

Sulla vicenda sta indagando la Procura sollecitata dalla Prefettura, in quanto autorità governativa preposta al controllo delle associazioni con personalità giuridica. «Non è semplicissimo uscire da questa situazione di stallo – proseguono i dipendenti – ma con la concertazione tra le maestranze, la proprietà e le istituzioni una via d’uscita è possibile». La posta in gioco è un accreditamento per attività riabilitative di più 2.000.000 di euro all’anno, «unica risorsa rimasta all’associazione che ha perso altri accreditamenti regionali (analisi cliniche, diagnostica per immagini, eccetera) per svariati milioni di euro». I locali dove vengono svolte le attività sono di proprietà dell’Istituto delle Povere Figlie della Visitazione che – da quando è arrivato il commissario apostolico – vuole prendere le distanze dall’associazione e da chi l’ha gestita ed è disponibile ad ospitare servizi di riabilitazione nella villa vesuviana di sua proprietà. «Basterebbe che a questa onlus venisse ritirata la convenzione  – insistono i dipendenti – offrendola ad una nuovo soggetto che, d’intesa con la proprietà, garantisse l’erogazione delle prestazioni e il mantenimento dei livelli occupazionali». «La famiglia che ha in mano le chiavi dell’associazione farebbe bene a ricordare che ente morale onlus significa che l’attività economica che essa conduce non dovrebbe avere fini di lucro e che per troppi mesi tanti bambini sono stati privati di un necessario sostegno riabilitativo per l’attaccamento al potere di pochi».

Fonte:Il Mattino

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