Borse in calo con lo scivolone del petrolio. Gli indici Msci aprono le porte alla Cina

MILANO – Ore 12:20. I listini europei trattano in rosso, con il calo del prezzo del petrolio che pesa sugli indici azionari. Milano recupera un po’ di terreno ma resta in rosso dello 0,35%, Francoforte cede lo 0,6%, Parigi lo 0,98% e Londra tiene meglio a -0,31%.

Il barile è ormai retrocesso ai livelli di prezzi antecedenti l’accordo Opec per il taglio alla produzione: un’intesa mirata proprio a mantenere alte le quotazioni, ma che ha avuto come effetto solo una fiammata iniziale e poco più. La ripresa dell’estrazione libica, il recupero dello shale oil americano e le incrinature diplomatiche tra i Paesi del Golfo pesano sul barile: il Wti del Texas cede ancora terreno in area 43,5 dollari dopo che i future sul greggio sono arrivati a perdere ieri oltre il 2% toccando il livello più basso da agosto. L’oro nero, annotano nelle sale operative, è ufficialmente in una fase “da orso”, ovvero una sequenza di ribassi che l’ha portato a perdere più del 20 per cento dal picco precedente.
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Gli ultimi cinque anni del greggio Wti
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“Probabilmente gli investitori si sposteranno verso alcuni asset meno rischiosi e i mercati asiatici pagheranno un po’ il conto” di questo calo del petrolio, ha spiegato a Bloomberg lo strategist Jingyi Pan, di IG Asia.

L’agenda di giornata è piuttosto scarica: dagli Usa sono attesi i dati sulle vendite di case esistenti a maggio, mentre a Londra si tiene il discorso della Regina dove vengono presentati i punti programmatici del governo britannico. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è stabile in area 165 punti base, per un rendimento del decennale italiano all’1,9% sul mercato secondario. Euro in salita sulla piazza di Francoforte, dove sale a 1,1129 dollari dagli 1,1124 di ieri pomeriggio.

In Asia, in mattinata la Borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso, cedendo lo 0,45% appesantita dalla rivalutazione dello yen e la flessione dei prezzi petroliferi. Sui mercati valutari la valuta nipponica quota 111,20 al cambio sul dollaro e 123,80 sull’euro.

Poco mosse le azioni cinesi di Shanghai (+0,1%), nonostante sia stato raggiunto un traguardo che Pechino inseguiva da un po’: i mercati cinesi entrano per la prima volta a far parte dell’indice globale di riferimento Msci. “Gli investitori internazionali apprezzano i positivi cambi nel mercato cinese delle azioni di classe A degli ultimi anni”, ha spiegato Remy Briand, direttore generale dell’Msci. Siginfica che il secondo mercato al mondo, da 6.900 miliardi di dollari, avrà maggiore visibilità nei radar degli investitori, sebbene il “peso” negli indicatori dell’Est sarà inizialmente limitato e il mercato cinese dovrà passare attraverso nuove riforme per aumentarlo. Ci sono comunque 2mila miliardi di fondi investiti in strumenti collegati all’indice Msci dedicato ai mercati emergenti. L’ingresso della Cina arriva dopo tre falliti tentativi e concede al mercato cinese un ruolo maggiore a livello mondiale, oltre a far progredire l’agenda del presidente Xi Jinping di rendere lo yuan una valuta globale. Quanto alla reazione dei mercati, di nuovo per Jingyi Pan si tratta ad ora solo di un aspetto “simbolico” perché ci vorranno 12 mesi per la conclusione del processo.

Il ribasso del greggio si è fatto sentire ieri sera a Wall Street, dove gli energetici hanno pagato il conto maggiore. Il Dow Jones alla fine ha ceduto lo 0,29%, l’S&P500 lo 0,67% e il Nasdaq lo 0,82%. Dopo cinque giorni consecutivi di calo l’oro segna un rimbalzo sui mercati asiatici: il metallo prezioso guadagna lo 0,3% a 1.246,83 dollari l’oncia.

 

Fonte: Repubblica.it

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