Yellen non sorprende i mercati. Borse deboli, spread a 170

MILANO – Ore 13:30. Nessuna sorpresa nelle scelte di ieri sera della Federal Reserve, che ha alzato i tassi di un quarto di punto a 1-1,25% e – per dirla con le parole di Lee Ferridge di State Street – ha sorpreso “per il tono abbastanza neutro” della sua dichiarazione post riunione, che lascia presagire una fase di tassi invariati nei prossimi mesi per poi magari attivare il terzo ritocco del 2017 (ormai non più scontato) a dicembre. “Il rallentamento dei dati relativi al mercato domestico e gli ulteriori ritardi dell’atteso allentamento della politica fiscale hanno contribuito alla decisione”, ha aggiunto Antoine Lesné dell’istituto di Boston. Da Abn Amro notano come siano stati i numeri sull’inflazione a suggerire la cautela a Janet Yellen, che pure nel suo discorso ha provato a limitare il peso (ha detto che talvolta possono essere “noiosi”) e sottolineato che il miglioramento del mercato del lavoro – che continua – porterà anche pressione sui prezzi.

I mercati europei trattano deboli: Milano perde lo 0,62%, Francoforte arretra dello 0,86%, Londra dell’1,15% e Parigi dell’1%. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si conferma in area 170 punti base, per un rendimento del decennale italiano all’1,9% sul mercato secondario.

L’euro scende sotto la soglia di 1,12 dollari a metà giornata e il biglietto verde torna sopra 109 sullo yen, dopo il minimo da 8 settimane di 108,81 di mercoledì scorso. A occupare i pensieri degli osservatori ci pensa anche la notizia, diffusa dal Washington Post, che il presidente Donald Trump è indagato per possibile ostruzione alla giustizia dal procuratore speciale Robert Mueller, che guida l’indagine sul ruolo della Russia nelle presidenziali del 2016.

All’Eurogruppo di oggi torna in primo piano la questione Grecia, con il nodo che si ripropone: la Germania vuole la partecipazione al piano dell’Fmi, che però esige un impegno da parte dell’Eurozona a ridurre il debito di Atene (pari al 179% del Pil). Una ipotesi, quest’ultima, che Berlino rifiuta soprattutto in vista delle elezioni di settembre. In tutto questo, la tranche di aiuti al Paese concordata nell’ambito del piano del luglio 2015 resta bloccata. In Italia, l’Istat ha confermato l’inflazione annua dell’1,4% a maggio, mentre è scesa dello 0,2% su base mensile. Fa rumore il tracollo delle vendite al dettaglio in Gran Bretagna: tonfo dell’1,6% (esclusi i carburanti) a maggio, decisamente superiore al -1% previsto e dopo il +2% di aprile. Bloomberg evidenzia che l’inflazione in rialzo sta cominciando a intaccare il potere d’acquisto e che il problema dei consumi mette a rischio la crescita mentre il premier Theresa May si prepara al negoziato sulla Brexit. Dopo la Fed, si aspettano indicazioni dalla Banca d’Inghilterra che non dovrebbe toccare il costo del denaro.

Oggi negli Usa si guarda alle richieste di sussidi per la disoccupazione, alla produzione industriale, all’andamento del mercato immobiliare e agli indici sul settore manifatturiero dello Stato di New York e della Fed di Philadelphia. Ieri sera, Wall Street ha segnato un nuovo record con il Dow Jones in rialzo dello 0,2%, mentre sono tornati a soffrire i titoli tecnologici dopo il recupero della vigilia portando il Nasdaq a ritracciare dello 0,4% e lo S&P500 a cedere lo 0,1%.

La Borsa di Tokyo ha chiuso gli scambi in lieve ribasso: il Nikkei è sceso dello 0,26% a quota 19.831,82, cedendo 51 punti. I dati sui prezzi e la debolezza delle vendite al dettaglio in Usa, circoscrivono il recupero del dollaro sullo yen, malgrado il secondo aumento dei tassi di interesse da inizio anno deciso ieri: la valuta nipponica si assesta a quota 109,60, salendo ai massimi in 8 settimane.

Il prezzo del petrolio resta debole. Pesano gli eccessivi rifornimenti dei mercati. Le esportazioni Opec sono scese solo di 300 mila barili dai livelli dell’ottobre 2016, nonostante i Paesi del cartello si siano impegnati a tagliare la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno. La produzione Usa è salita del 10% a oltre 9 milioni di barili al giorno. Sui marcati asiatici i future sul Light crude arretrano di 3 cent a 44,71 dollari e quelli sul Brent avanzano di 5 cent a 47,05 dollari. Ieri le scorte settimanali Usa sono scese meno del previsto. Il prezzo dell’oro sale sui mercati asiatici: il metallo con consegna immediata avanza dello 0,2% a 1263 dollari l’oncia.

 

Fonte: Repubblica.it

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