Lavoro, pagella Ocse piena di insufficienze per l’Italia. “Continuare su strada del Jobs Act”

MILANO – Uno dei principali grafici che l’Ocse usa per fotografare il mercato del lavoro nell’area, mostra tutta la difficoltà dell’Italia. La Penisola si ritrova poco sopra la Grecia, con un rapporto tra popolazione di 15-74 anni e occupati intorno al 50% e soprattutto destinato a rimanere tale alla fine del 2018, quando invece Atene sarà salita dal 46 al 48 per cento. Dati che si inscrivono in un quadro in cui “il divario dei redditi che si riscontra attualmente non ha precedenti, e mette a rischio la tenuta sociale” nei paesi dell’Ocse, come ha detto a Berlino il segretario generale dell’organizzazione economica, Angel Gurria, secondo il quale lo scarto non è mai stato così forte da 50 anni a questa parte.
Tornando alla situazione in Italia, la percentuale di occupati rispetto al totale della popolazione è tornata quasi al livello pre-crisi, ma resta dunque il terzo livello più basso tra i paesi Ocse, davanti alle sole Grecia e Turchia. Una distanza significativa rispetto al 61,2% della media Ocse. A snocciolare i dati è l’Employment Outlook dell’Ocse 2017, secondo il quale, dopo una significativa diminuzione nel 2014 e una generale stabilizzazione negli ultimi due anni, il tasso di disoccupazione in Italia è diminuito nuovamente in aprile. Tuttavia, con l’11,1% rimane il terzo tasso più alto tra i paesi Ocse, 4,5 punti percentuali in più rispetto al livello pre-crisi e contro il 6,1% della madia Ocse e il 9,1% dell’area euro. Peggio dell’Italia ci sono solo Grecia e Spagna. Le proiezioni, segnala l’Ocse, indicano un modesto miglioramento nei prossimi mesi, ma le recenti tendenze dell’occupazione e della disoccupazione riflettono anche l’aumento del tasso di partecipazione (+2 punti percentuali dopo la Grande Recessione rispetto a +0,7 in media nei paesi Ocse).
Anche a scorrere la pagella specifica del Belpaese, raffrontata a quella degli altri e alla media dell’area, si trovano poche situazioni nelle quali il nostro mercato del lavoro è migliore che altrove. Sono di fatto limitati all’area della “qualità dei redditi da lavoro”, con 18 dollari lordi orari contro la media di 16,5 dell’area Ocse, per il resto si è sempre sotto. Si colloca nella parte bassa della classifica in termini di protezione nel mercato del lavoro e stress lavorativo. Anche il grado d’inclusione nel mercato del lavoro italiano è sotto la media Ocse. Il divario occupazionale per i gruppi potenzialmente svantaggiati, come madri con figli a carico, giovani che non studiano nè sono in formazione, lavoratori anziani, stranieri e disabili è il quinto più alto tra i paesi Ocse.
Libretto e Contratto: il nuovo lavoro occasionale, dopo la riforma dei voucher

Inoltre, la percentuale di persone in età lavorativa che vivono al di sotto della soglia di povertà e il divario di reddito tra uomini e donne sono significativamente più alti della media Ocse. Secondo l’Ocse nell’ultimo decennio, la percentuale di lavoratori sotto stress e il divario occupazionale per i lavoratori più anziani e, in maniera meno marcata, per le madri con figli a carico si sono ridotti. Al contrario, come nella maggior parte dei paesi Ocse, l’insicurezza nel mercato del lavoro è aumentata a causa della crisi e la quota delle persone in età lavorativa che vivono in famiglie povere è aumentata.

 

Passando alle ricette, l’Organizzazione parigina rintraccia nelle ultime tendenze uno sviluppo positivo del mercato del lavoro in Italia, ma per evitare il rischio di un ulteriore aumento della quota di disoccupati di lunga durata il paese “deve continuare nella strada intrapresa con il Jobs Act e rafforzare le politiche attive”. “La creazione dell’Agenzia nazionale per le politiche attive (Anpal) – si legge nel rapporto – rappresenta un passo avanti significativo, ma ora la sfida principale è riuscire a coordinare efficacemente le Regioni e assicurare standard minimi comuni. L’assegnazione di personale qualificato ai servizi per l’impiego, la responsabilizzazione delle Regioni e lo sviluppo di un appropriato strumento di profilazione delle competenze sono tra le priorità dell’Anpal per gestire in maniera efficace l’alto numero di persone in cerca di lavoro”.

 

Fonte: Repubblica.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *