Nazionale, Ventura: “Io in Cina? No, penso già a Euro 2020”

NIZZA – Alla vigilia di Italia-Uruguay, Gian Piero Ventura rilancia: davanti alle sirene cinesi, la possibilità di trasferirsi allo Jiangsu di Suning, lui allunga il suo orizzonte azzurro all’Europeo 2020, “dove potremmo andare da favoriti”.

Ventura, come ha trovato i cinque juventini reduci da Cardiff?
“Bene dal punto di vista fisico e abbastanza bene dal punto di vista morale. Sinceramente non avevo dubbi, sostengo che i grandi giocatori, 48 ore dopo una partita che sia vinta o persa, devono voltare pagina perché nuovi traguardi li aspettano. La professionalità, la rabbia, la voglia che questi giocatori hanno di solito, l’hanno ritrovata”.

Ha scelto la formazione?
“Visto che porta bene, vi dico il portiere: gioca Donnarumma. E’ giovanissimo ma ha grandissime potenzialità e noi stiamo lavorando per costruire il domani. Non significa eliminare quello che c’è ma creare i presupposti, nel momento in cui finirà un ciclo, di avere immediatamente un giocatore pronto a prenderne l’eredità. Per Donnarumma fa effetto, perché lui è giovanissimo e Buffon si avvia verso un finale di carriera, è una cosa fisiologica. Ma stiamo cercando qualcuno al posto dei vari Barzagli e Chiellini, quando saranno costretti a rallentare. Ci serviranno i sostituti non solo sul piano tecnico ma anche sul piano della personalità, della professionalità, del sacrificio. Cerchiamo di dare un senso di appartenenza a giovani che sentano questa Nazionale già come la propria”.

Il gruppo Suning aveva pensato a lei per allenare lo Jiangsu, cosa può dire in merito?
“Non c’è niente da spiegare. Se è vero che c’è stato un interessamento è una cosa che mi lusinga, questa è una delle potenze economiche più importanti del mondo dello sport. Ma è un dato di fatto che io sono il ct della Nazionale italiana e che stiamo iniziando un progetto che coinvolge un ricambio generazionale: credo sia quasi una conseguenza logica portarlo avanti. Con la Federazione si è discusso anche di poter arrivare agli Europei con questi ragazzi, con una continuità a medio e lungo termine. La realtà nuda e cruda è questa”.

Quindi non lascerà la Nazionale all’improvviso?
“All’inizio io sono stato chiamato qui solo perché era andato via e io arrivo sempre al posto di Conte…. Avevo due anni di contratto con il Torino e tre offerte, di cui due da club importanti. Mi è stata proposta la Nazionale, ci ho pensato giusto un paio di secondi, per uno come me che non ha mai potuto giocarsi lo scudetto era una gratificazione, un incentivo. Io vivo di adrenalina, di emozioni. All’inizio dovevamo solo qualificarci al Mondiale, poi attraverso gli stage è cominciato un percorso di crescita con i giovani: ora l’obiettivo non è solo di andare in Russia ma anche di essere una sorpresa lì e poi di essere i favoriti nell’Europeo 2020. Di fronte a tutto questo non ho il minimo dubbio”.

Anche stavolta le mancherà Verratti.
“Essendo lui reduce da un’annata difficile ed essendo arrivato in ritiro con alcune problematiche, abbiamo deciso di non rischiarlo. Poteva giocare con dei farmaci ma abbiamo fatto una scelta pensando ad averlo il 2 settembre contro la Spagna, lì sarà determinante”.

Cosa ha consigliato ai giocatori per le vacanze imminenti?
“Io credo che in questi otto mesi abbiamo incentivato un senso di appartenenza alla maglia azzurra, vedo grande voglia di crescere insieme, di fare queste partite e soprattutto quella in Spagna, tutti faranno attenzione anche in vacanza. La mia preoccupazione però è la condizione fisica: c’è il rischio, giocando solo due partite di campionato, e con le grandi reduci da tournée all’estero, di arrivare a Spagna-Italia senza un’adeguata condizione”.

L’Italia negli ultimi tempi ha avuto pessimi risultati con le sudamericane.
“Mi auguro che se battiamo l’Uruguay lo ricorderete. Questa è una verifica importante contro una squadra tradizionalmente ostica all’Italia. Servirà a vedere cosa siamo attualmente e potenzialmente”.

Qui a Nizza lei ha incontrato Balotelli. Quanto è lontano ora Mario da questa Nazionale?
“Il suo problema non è tecnico ma di altra natura, tutti gli allenatori che lo hanno avuto hanno incontrato le stesse difficoltà. Siamo stati tre-quattro ore a parlare, un incontro lunghissimo, piacevole, gli ho spiegato cosa serve perché lui torni a essere importante per la Nazionale. Perché Balotelli nell’Italia non può essere un numero: o è un punto di riferimento o è difficile chiamarlo. Nell’anno del Mondiale, questa scelta dipende innanzitutto da lui”.

 

Fonte: Repubblica.it

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