Intesa Sanpaolo alza i costi dei conti correnti. Rincari fino a 120 euro l’anno

La lettera ai clienti: dal 1° agosto nuove condizioni e aumenti variabili a seconda della giacenza e della data di apertura dei conti. Colpiti anche i prodotti Zerotondo senza spese, salvi i depositi fino a 2000 euro. La banca si difende: “Manovra che interessa solo il 30% delle posizioni”. All’origine i tassi negativi applicati dalla Bce.

MILANO – Le prime comunicazioni sono partite intorno alla metà di maggio. Destinatari: molti correntisti delle banche del gruppo Intesa San Paolo. Quattro pagine, tabelle incluse, per annunciare una piccola rivoluzione per il settore bancario: dal primo agosto lasciare fermi i propri soldi sul proprio conto corrente avrà un costo. Anche, e soprattutto, per le opzioni a zero spese come Zerotondo che hanno fatto la fortuna dell’istituto negli anni passati. L’accelerazione è da supercar: da 0 a 120 euro l’anno in un battito d’ali: comunicazione il 10 di maggio, decorrenza dal primo di agosto. Piena estate.

Dietro c’è qualcosa di più dei micro-aumenti a cui tutte le banche hanno abituato i propri clienti in questi anni. Anche perché molti già versano dei canoni per i conti correnti, soprattutto quelli aperti molto tempo fa e mai cambiati.  La novità è nelle motivazioni che, come prevede la legge, le banche devono inserire nelle loro missive per giustificare  i rialzi applicati. “Negli ultimi anni – scrive l’istituto ai propri correntisti –  la discesa dei principali tassi di riferimento sul mercato addirittura in area negativa ha determinato un persistente impatto sfavorevole sull’attività di deposito, gestione e remunerazione della liquidità” e “tale impatto ha fatto venire meno l’equilibrio tra costo per la banca del servizio offerto e le condizioni economiche applicate ai conti correnti”. Tradotto: la politica monetaria di Draghi – e in particolare il tasso applicato dalla Bce per la liquidità in eccesso parcheggiata nei conti dell’Eutrotower, oggi negativo a -0,4% –   sta costando troppo alle banche e i costi vengono scaricati direttamente sui depositanti.

A scorrere i risultati dell’istituto guidato da Carlo Messina, fresco di nomina di Cavaliere del Lavoro qualche giorno fa, il sacrificio chiesto ai correntisti stride con i numeri da capogiro registrati nell’ultimo anno, con l’utile netto cresciuto del 13,6% a 3,111 miliardi di euro e 1 miliardi di ricavi di commissioni da conti correnti, in lieve calo (-2,4%) rispetto al 2015. La posizione della banca però è chiara: “L’intervento tocca rapporti di conto stipulati in un contesto economico profondamente diverso, rispetto ai quali – negli anni – non ci sono stati adeguamenti o comunque non in misura sufficiente”, puntualizza la banca a Repubblica. “Sono stati esclusi a priori i conti sociali, quelli legati a particolari convenzioni e le zone colpite dal terremoto. Nel complesso, quindi, non più del 30% delle posizioni verrà rivista”.

Cosa cambierà concretamente per i clienti dipenderà da molte variabili: dal tipo di conto, alla data di apertura, fino al livello di giacenza medio nell’anno passato, cioè quanti soldi sono rimasti in media depositati. La prima buona notizia è che per i clienti con una giacenza fino a 2000 euro non scatterà nessun aumento. La seconda è che l’incremento, in nessun caso, supererà i 10 euro al mese.  L’esempio pratico è fornito dalle tabelle allegate dall’istituto e mostrano però come i rincari massimi scatteranno ad una soglia relativamente bassa.  Basterà avere aperto il conto prima del 2009 e avere lasciato in media 10 mila euro nel 2016 per vedersi riconosciuto l’aumento. Per tutti gli altri, tra 2 e 10 mila euro, i rincari vanno da 20 centesimi a 8,4 euro al mese. Da 2,4 a poco più di 100 euro l’anno.
Fonte:Repubblica

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