Ghali, il rap che non ti aspetti (da milioni di clic): “Rimanere indipendente fa bene alla mia musica”

Forse neanche sua madre si aspettava tanto successo. Probabilmente Ghali, nome completo Ghali Amdouni, 24 anni, milanese di origini tunisine, ha stupito anche lei. Lui stesso, in certi momenti, ha dubitato. Dopo aver lasciato la scuola, ha pensato anche di arrendersi, trovare un lavoro e chiudere con la musica. Per fortuna non è andata così, altrimenti nessuno avrebbe mai ascoltato Album: un disco ricco di influenze musicali e culturali, dove la trap si mischia al reggaeton e alla house. Dodici canzoni che rappresentano il rap del futuro, capace di essere pop senza dimenticare mai le radici.
«Figlio di una bidella con papà in una cella». Com’è stata la tua infanzia?
«Ho vissuto in otto quartieri diversi. L’ultimo in cui mi sono trasferito è Baggio. Non è stato per niente facile. Ogni volta ho dovuto ricominciare da capo, trovare nuovi amici. Però mi ha permesso di avere una visione di Milano a 360 gradi».

Dopo una brutta esperienza discografica hai pensato di mollare tutto. Cosa ti ha fatto cambiare idea?
«A un certo punto mi sono trovato senza più speranza. Le cose non andavano bene. Non avevo nessun supporto oltre a quello degli amici. Poi un giorno ho incontrato un ragazzo che adesso fa parte del mio team. Mi ha chiesto di fargli sentire dei pezzi e gli ho dato delle basi strumentali con sopra delle strofe. Dopo averle ascoltate mi ha detto: diamoci subito da fare, vedrai che tra qualche mese smetterai di cercare lavoro. E in effetti è andata così».

Hai scelto la strada dell’indipendenza. Hai puntato su YouTube e Spotify. E la tua «Ninna Nanna», che ha oltre 51 milioni di visualizzazioni, ha battuto ogni record.
«Rimanere indipendente mi fa bene e mantiene incontaminata la mia musica. Non credo che firmare con una major sia una scelta sbagliata, solo non fa per me».

Mescoli elettronica e rap, ma nell’album – prodotto da Charlie Charles – dimostri di non essere affatto schiavo della trap.
«In alcuni momenti abbiamo sfruttato la trap, ma non ci siamo mai fatti prendere la mano. Dagli ultimi pezzi usciti, parlo di Dende e Wily Wily, ormai è passato un anno. In questi mesi sono cresciuto artisticamente e come persona. Anche a livello di suono c’è una maggiore ricerca. Questo disco è senz’altro un’evoluzione».

Fonte: La Stampa

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