Legge elettorale, Renzi: “Non si può bloccare tutto per Alfano”

Il segretario dem: “Io impaziente di andare al voto? Potevo restare a Palazzo Chigi, ma me ne sono andato”. Debutta la “rassegna stampa meditata” sui canali Fb e Youtube del Pd e rilanciata dalla nuova app Pd-Bob. “Le elezioni non sono un pericolo per l’Italia”. Orlando: “Ora un referendum interno al partito sulle alleanze post voto”. Il leader Ap replica a ex premier: “Insulta ma non risponde: fa cadere Gentiloni?”

ROMA – “Se dopo anni che sei stato al governo, hai fatto il ministro di tutto, non riesci a prendere il 5%, è evidente che non possiamo bloccare tutto. E comunque, è un fatto positivo che i piccoli partiti rimangano fuori”. Così Matteo Renzi a Porta a Porta, sulle accuse del leader di Ap Angelino Alfano. “Io impaziente (l’accusa di Alfano, ndr)? – aggiunge Renzi – io potevo restare a Palazzo Chigi e invece me ne sono andato. Ho l’impressione che sono loro che hanno paura, ma non è accettabile il veto dei ‘piccoli'”.

“Si può votare a settembre o ottobre? Teoricamente sì, tanto è vero che la Germania vota il 24 settembre e l’Austria l’8 ottobre. Si può votare a ottobre, non si rischia un esercizio provvisorio, ma si può votare anche in primavera” ha commentato Renzi, passando poi al rischio di larghe intese dopo le elezioni: “È evidente che può esserci mancanza di maggioranza, come in Germania. Io spero che diano fiducia al Pd, se non sarà così bisognerà vedere i numeri in Parlamento”. Di certo, secondo Renzi, un accordo Pd-Fi dopo le elezioni non è affatto scontato “Dipenderà – ha ribadito – dai numeri in Parlamento. Non è che c’è per forza l’accordo, il 40% dei voti dà il 50% dei seggi. Non è detto che sia questo l’accordo, magari fanno l’accordo Berlusconi, Grillo e Salvini…”.

Sulla legge elettorale, Renzi ha ribadito di considerare il sistema “alla tedesca un passo indietro. Noi non volevamo questo modello, ma uno più semplice. Ma abbiamo perso il referendum. Ora si va a capo”. “Io non ero ottimista – ha quindi affermato il segretario del Pd -, ma è capitato che Berlusconi, Salvini, Grillo e Fratoianni hanno detto: se chiudete sul sistema tedesco noi ci stiamo. Non era questa la nostra prima scelta, ma c’è un fatto di responsabilità”.

“Tutto questo terrorismo psicologico che si fa in queste ore sulla necessità di un decreto a luglio sulla manovra dicendo che ce lo chiede l’Europa, è una barzelletta – ha proseguito il segretario dem -. Secondo me agli italiani della legge elettorale interessa il giusto. Interessa molto di più la questione dei soldi degli italiani: negli ultimi anni ci sono state manovre che hanno consentito di abbassare le tasse per 20 miliardi l’anno. Lo abbiamo fatto facendoci sentire in Europa. Le nostre battaglie sono state il tentativo di passare dalla cultura dell’austerity alla cultura degli investimenti”. “La prossima legge di Bilancio, chiunque la faccia, deve continuare su questa strada. Sono argomenti che Padoan e Gentiloni conoscono molto bene”.

Non si è fatta attendere la replica del leader Ap: “Renzi insulta, ma sfugge alla domanda cruciale: fa cadere anche il governo Gentiloni oppure no?”. E aggiunge: “La nostra soglia? Con Matteo ne parleremo in Parlamento la prossima legislatura, perché ho l’impressione che ci rivedremo”.

Dopo la direzione di ieri sera, Matteo Renzi ha inaugurato il primo appuntamento di #OreNove, un quarto d’ora, poi diventati 40 minuti, di rassegna stampa e approfondimento con una scrivania ricolma di giornali sui canali Facebook e Youtube del Partito Democratico, rilanciata dalla nuova app Pd-Bob. Per il debutto è stato proprio Renzi a condurre. “La discussione sul voto non si pone sulla base della legge elettorale, ma su che tipo di bilancio vorremo fare. La mia idea di legge di bilancio è diversa da quella di Mario Monti. L’austerity non ha rilanciato l’Italia e ha aumentato i disoccupati. Noi lavoriamo perché ci siano più posti di lavoro. E faremo questo insieme a Paolo Gentiloni”.

“Quando si vota? Sei mesi prima o sei mesi dopo non cambia nulla, sono beghe dei partiti, ai cittadini non importa nulla”, ha scandito Renzi, in linea con quanto avrebbe poi affermato in serata a Porta a Porta, “quindi il tema portante del voto anticipato non si basa a partire dalla legge elettorale, piuttosto dalla legge di bilancio. Va fatta prima una buona legge e noi lavoreremo con Gentiloni e al governo per capire che manovra andrà fatta”. Tuttavia, “è assurdo dire: ‘se si vota si apre un problema di stabilità per il Paese’, il vero problema è che tipo di legge economica faremo per portare più lavoro, un ragionamento che noi faremo insieme al governo. Sottolineo contro chi ne parla che votare NON è un pericolo per l’Italia, in questi mesi votano tutte le principali democrazie europee e se diciamo che andare alle elezioni in Italia può essere un pericolo, una risata continentale rischia di seppellirci”. I tempi? “Prima approvare la legge elettorale che deve essere votata entro il 7 luglio sennò salta – con lo sbarramento al 5 per cento, che limita il numero dei partitini – e poi a me interessa per prima cosa la legge di Bilancio, dopo di che decideremo tutti insieme cosa fare”.

Fin qui Renzi, ma Andrea Orlando ha confermato la sua contrarietà al disegno renziano. “Con una legge elettorale sul modello tedesco il Paese rischia l’ingovernabilità dopo il voto”, ha ribadito il ministro della Giustizia in una conferenza stampa alla Camera, e ha chiesto “un referendum interno al Pd sulle alleanze post voto”.

Fonte:Repubblica

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