WhatsApp, quando il gruppo funziona. Lo studio: ”Fa bene ai teenager”

CONSENTE ai ragazzi di esprimersi in modi diversi e più creativi di quanto riescano a fare in altri ambiti. Su tutti, quello scolastico. Stiamo parlando di WhatsApp, la chat utilizzata da 1,2 miliardi di persone, che è stata oggetto di uno studio firmato da Arie Kizel dell’università di Haifa, in Israele, e pubblicato su AI&Society: Journal of Knowledge, Culture and Communication. Secondo i risultati di questa indagine l’applicazione fornisce ai più giovani modi diversi e informali di esprimersi, costituendo un canale che permette loro di aprirsi di più e meglio di quanto possano fare in altri contesti.

L’analisi è stata condotta raccogliendo le impressioni di un ristretto gruppo di volontari fra i 14 e i 17 anni, e questo rimane evidentemente il limite più forte dell’indagine. Che tuttavia ha un valore più che simbolico e punta ad arricchire il dibattito su questo genere di applicazioni e sull’ambiente digitale che costruiscono, ancora del tutto inedito per i più giovani.

Nel caso di WhatsApp i ragazzi hanno spiegato di sentire “rispetto” per il linguaggio che utilizzano su WhatsApp. In particolare nelle situazioni in cui la chiacchierata avviene nei gruppi: “Queste conversazioni avvengono grazie alla fiducia che c’è fra i componenti – ha spiegato l’autore dello studio – e questo aumenta la possibilità di sentirsi in contatto”.

Dopo le loro opinioni, ai volontari è stato chiesto di esaminare estratti acquisiti dal gruppo WhatsApp della propria classe: “Su WhatsApp sento di non essere giudicato, in particolare perché non c’è alcun contatto fisico o visivo, solo parole e simboli – ha spiegato un adolescente – in questo modo sento più intimità e sicurezza. Mi espongo di più ma senza imbarazzo, forse perché non vedo le reazioni fisiche degli altri partecipanti”.

Se il contesto scolastico divide spesso le classi in gruppi fissi e amicizie privilegiate, stabilite magari in base all’appartenenza a gruppi socioeconomici o ad altri fattori, i gruppi dell’applicazione controllata da Facebook rompono queste divisioni trasformando la classe in un’unica entità omogenea: “WhatsApp abbatte i muri che costruiamo fra i banchi – ha spiegato un altro volontario – è come fare esercizio di class building”.

Non sempre, insomma, le applicazioni di messaggistica (o i social network) producono effetti negativi: nel particolare microcosmo dei gruppi, specie quando si sovrappongono alle classi, possono funzionare da elementi di rimescolamento sociale.

Fonte: Repubblica.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *