Borse europee deboli. Spread in crescita sui timori del voto anticipato

MILANO – Ore 14:15. Le Borse europee trattano deboli all’indomani di una seduta difficile soprattutto per Piazza Affari, appesantita dai timori del mercato per il voto anticipato che si profila dopo l’intesa di massima tra i principali partiti sulla legge elettorale. Milano riesce oggi a tenere in positivo dello 0,07% anche se alcuni titoli bancari rimangono colpiti dalle vendite. Poco mosse anche le altre Borse Ue: Francoforte cede lo 0,21%, Londra arretra dello 0,49% e Parigi dello 0,79%.

Le incongnite in Europa si riverberano anche nel calo della fiducia verso l’economia e si riflettono sul mercato valutario, con l’euro che si stabilizza poco sopra 1,11 dollari (1,1128 per la precisione). Si stabilizza a livelli alti (per il recente passato) lo spread tra Btp-Bund, anche in questo caso termometro delle incertezze che gravano sull’Italia e su possibili elezioni in autunno. Il differenziale tra Btp e Bund tedeschi sale a 190 punti, con il rendimento del nostro decennale che rivede il 2,2%. Il Tesoro ha intanto collocato tre miliardi del Btp a cinque anni aprile 2022 ad un rendimento dello 0,88%, in calo di 15 centesimi rispetto all’asta precedente. Venduti anche 2,75 miliardi del decennale giugno 2027 al 2,15%in calo di 14 centesimi. In asta anche il CctEu (titolo indicizzato all’Euribor) ottobre 2024, collocato per 1,75 miliardi allo 0,92% (in calo di un centesimo).

A Piazza Affari oggi è protagonista Telecom, visto che si attende in giornata la decisione della Commissione europea sul controllo di fatto da parte di Vivendi. Fari puntati anche sul settore del credito, con i casi delle venete e di Mps ancora da sistemare, proprio mentre l’Ocse scrive nel suo Business and Finance Outlook 2017 che “un’azione più forte per affrontare il problema delle sofferenze e la ricapitalizzazione delle banche è un prerequisito per una crescita sostenibile”.

La giornata macro è aperta con un pacchetto di dati arrivati dal Giappone, dove la disoccupazione resta stabile ad aprile al 2,8%, stesso valore dei due mesi precedenti, ai livelli più bassi degli ultimi 25 anni. In crescita oltre le attese le vendite al dettaglio, che hanno segnato nello stesso mese un balzo in avanti dell’1,4% rispetto a marzo, quando erano salite soltanto dello 0,2%, e a fronte di un calo dello 0,2% previsto dagli analisti.

Come accennato, dopo il netto progresso registrato in aprile il clima di fiducia nell’economia europea, calcolato mensilmente dalla Commissione europea, è leggermente peggiorato in maggio. Nonostante l'”effetto Macron” lo abbia fatto migliorare in Francia, frai pochi grandi paesi in netta controtendenza, l’indicatore sul cosiddetto “sentimento economico” è in lieve calo sia nell’Eurozona (0,5 punti in meno, a quota 109,2), sia nell’Ue a 28 paesi (1 punto in meno a 109,7). Sempre in Francia si registra la crescita dello 0,4% del Pil nel primo trimestre, mentre in Italia Confindustria stima una diminuzione dello 0,2% della produzione di maggio. Intanto i prezzi alla produzione sono saliti – secondo i dati Istat – dello 0,1% mensile ad aprile e del 3,7% su anno. Dagli Usa sono attese infine le statistiche sul deflatore dei consumi, i redditi delle famiglie.

Sorprendente invece il dato dell’inflazione tedesca, che rallenta a maggio in calo dello 0,2% rispetto al mese precedente. Su base annua i prezzi salgono invece dell’1,5%, meno di quanto visto negli ultimi messi quando l’inflazione era tornata in quota 2%.

Stamane Tokyo ha chiuso in flessione, priva del riferimento di Wall Street, ieri inattiva per festività: la Borsa giapponese è stata appesantita soprattutto dal rafforzamento dello yen che danneggia le imprese esportatrici e alla fine il Nikkei ha segnato un -0,02%.

Sul fronte delle materie prime, il petrolio registra lievi variazioni in mattinata. Il Wti cresce di 6 centesimi a 49,86 dollari al barile mentre il Brent flette di 10 cent a 52,19. Poco mosos l’oro: il lingotto viene scambiato a 1267 dollari l’oncia.

 

Fonte: Repubblica.it

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