Camorra, il pentito ai pm: “Da Luigi Cesaro 10mila per comprare schede elettorali. Le punizioni a chi sgarrava”

È quanto si legge nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere per concorso in associazione mafiosa i due fratelli del deputato di Forza Italia. In quello che gli inquirenti considerano un patto imprenditoriale-camorristico tra loro e il clan Polverino c’erano anche le manovre per far eleggere i candidati di un comune. Il collaboratore Ferdinando Puca: “Se qualcuno vendeva due volte le schede elettorali l’avremmo dovuto picchiare”. Tutto concordato con ‘Giggino’? “Proprio questo il motivo per il quale i politici si rivolgono alla camorra”.

Nel patto imprenditoriale-camorristico tra i fratelli Cesaro, arrestati oggi, e il clan Polverino c’era anche la politica. La politica spicciola. Quella che controlla i piccoli e medi comuni e attraverso sindaci e assessori vicini muove dirigenti e funzionari per premiare gli amici e fedelissimi. La politica che si attiva presso gli organismi sovra comunali, province e Regione Campania, affinché l’iter dei progetti vada a buon fine. La politica che chiede al clan di votare e far votare il proprio candidato, di andare a comprare preferenze in giro, di minacciare gli elettori che non si adeguano. Aniello e Raffaele Cesaro – fratelli del deputato di Fi Luigi Cesaro, ex presidente della Provincia di Napoli – da stamane sono in carcere con accuse di concorso esterno in associazione camorristica per la realizzazione del Pip di Marano, costruito con materiali scadenti e con un collaudo, ottenuto con pressioni e documenti falsi, che non poteva essere certificato, e grazie alla società di fatto dei Cesaro con Angelo Simeoli, detto ‘o bastone, elemento di punta dei Polverino.

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