Umberto Bossi: “Resto, questa è casa mia ma non mi ci riconosco più. Puntare sul Sud è un errore”

PARMA. Umberto Bossi è stanco ma soprattutto “annoiato”, dice lui stesso a metà mattinata. Si aggira con l’immancabile sigaro, imperturbabile. Un vecchio militante lo saluta con impeto: “La Lega sta morendo Umberto!” gli urla, per poco però non si azzuffa con un salviniano lì accanto: vengono portati via dal servizio d’ordine. “Siamo un partito serio, non possiamo dare questi spettacoli “, cercano di calmarli entrambi. Un’ora dopo c’è stato l’intervento del Senatur, è durato meno dei dieci minuti previsti, lui ha salutato la platea con un “arrivederci ” malinconico: “La taglio corto, non voglio aizzare gli animi”. Poi ha ascoltato l’appello di Roberto Maroni (“Umberto rimani, la Lega è immortale “); ha visto il video commemorativo per la rielezione di Matteo Salvini dove nei primi minuti c’è proprio lui, il fondatore del Carroccio nei suoi anni migliori, quando ben prima dell’avvento della moneta unica profetizzava il difficile rapporto con l’Europa per un’economia come quella italiana; infine ha ascoltato la relazione finale del segretario federale: le distanze tra i due restano incolmabili.

Mentre parlava qualcuno l’ha contestata, è dovuto intervenire il vicesegretario Giancarlo Giorgetti per farla continuare, ci è rimasto male?
“Era una minoranza un po’ rumorosa, ma fa parte del gioco politico avere questo tipo di reazioni in un partito come il nostro, è il bello del confronto. Non sono stupito, capita”.

Rimarrà nella Lega?
“Questa è casa mia, l’ho costruita io, l’ho fatta io, ho dato la vita per un sogno. Ho il diritto di esprimere le mie idee, di fare delle valutazioni politiche, nel rispetto di tutti. Sono l’unico che dice quello che pensa, altri per convenienza preferiscono restare in silenzio e non parlano mai, non si espongono”.

Quindi non se ne va?
“No, no. Ho sempre dato battaglia nella mia vita, continuo a farlo”.

Ma sosterrà comunque il segretario federale?
“Io sto con la Lega, non con Salvini. I segretari vanno e vengono. Il punto è che non mi riconosco in questa Lega, non ho mai capito questo volersi allargare al Sud dimenticando le nostre origini, noi che eravamo contro il centralismo e contro Roma. Quanto ci costano quei voti che vogliamo conquistare nel meridione? Il nostro popolo di riferimento poi si confonde. Il Nord ora non può essere di aiuto al Sud, non ci sono le condizioni, migliaia di aziende chiudono ogni anno. Non possiamo insegnare agli altri popoli ad autodeterminarsi se non lo sappiamo fare prima noi”.

Salvini ha preso oltre l’80 per cento alle primarie però, la sua linea è accettata da buona parte del Carroccio.
“Sì ma c’è stata una defezione di massa, quasi la metà delle persone, dei militanti, non è andata a votare. I numeri hanno la testa dura. La mia domanda rimane: qual è il programma?

Non puoi mettere insieme tutto e il contrario di tutto, alla fine devi decidere per chi farai gli interessi, o per la Padania oppure per Roma”.

Anche lei in passato provò a fare una Lega del sud, o no?
“Non andò bene infatti”.

Fonte: Repubblica

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