Un mondo in rosso: la ciliegia, 22 varietà per un frutto che sa di bella stagione

Tutti amiamo i duroni, le amarene e le altre tipologie, ma quanto conosciamo realmente il mondo che sta alle spalle di questa eccellenza del nostro agroalimentare?

La regina della primavera è indubbiamente la ciliegia. Dall’inconfondibile colore rosso, e dalla forma – quasi sempre – rotondeggiante, è il frutto simbolo di un’intera stagione le cui origini, antiche, sono racchiuse nel nome. Cerasicola (il tipo di coltura) deriva infatti dal greco kèrasos, a sua volta legato alla città turca Cherasonte. Da queste zone infatti, secondo alcuni storici latini tra cui Plinio il Vecchio, sarebbero stati importati i primi ciliegi, diffusi in tutto il continente asiatico. Un mondo ancora oggi estremamente semplice, tanto che “in alcune zone i frutti si vendono ancora alle aste nei mercati di paese” come racconta Cosimo Coretti, dottore agronomo e consigliere nazionale CONAF.

Puglia, Campania, Veneto. E ancora altre. Le regioni che possono dare al ciliegio il terreno e il clima migliori per prosperare sono molteplici, anche se l’85% della produzione si concentra essenzialmente in cinque (oltre alle già citate anche Lazio ed Emilia Romagna); l’essere spesso anche molto distanti tra loro crea un alternarsi naturale delle fioriture e dei periodi di raccolta che ci permette di beneficiare del gusto della ciliegia più a lungo di quanto sarebbe altrimenti possibile. Questo “calendario” di raccolta incide molto in un settore da circa 115.000/120.000 tonnellate di frutta prodotta ogni anno, per una quantità di terreno occupato dai frutteti pari a circa 30.000 ettari in tutta Italia; proprio grazie alla rotazione della crescita, anche se le tipologie sono poi relativamente poche, si può avere non solo più varietà a tavola ma anche salvare parte del raccolto annuale. Ciò che più di tutto caratterizza questo frutto è la fragilità della sua coltura, che “soffre pioggia, grandine e sbalzi di temperatura temperatura”, come spiega Lorenzo Bazzana, responsabile tecnico-economico di Coldiretti, sottolineando come  “le oscillazioni dei prezzi di mercato” siano in gran parte dovuti a questo.

Fonte:Repubblica

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