Snapchat perde 2,2 miliardi e il 22% in Borsa

NEW YORK – La prima volta di Snapchat all’appuntamento con il bilancio trimestrale da società quotata non è stata facile: il gruppo di social media ha riportato una perdita di ben 2,2 miliardi di dollari, moltiplicata rispetto ai 104,6 milioni di passivo di un anno fa. E come i suoi messaggi e immagini che svaniscono nel giro di poche ore, il suo titolo ha visto immediatamente evaporare il 22% nel dopo mercato, cadendo a 18 dollari, il minimo dal collocamento a Wall Street in marzo.

Il colpo maggiore ai conti è stato inferto da costi straordinari di due miliardi per compensi legati all’initial public offering, anzitutto premi in titoli tra cui azioni privilegiate destinate al co-fondatore e chief executive Evan Spiegel. Ma il risultato è stato anche giudicato dagli investitori come un campanello d’allarme di quanto sarà difficile per la società farsi strada e lottare ad armi pari con gli attuali colossi di Internet e dei social network, Facebook, Google di Alphabet e la seppur oggi meno brillante Twitter.

Facebook e Google, in particolare, si sono ormai trasformate in un duopolio inavvicinabile, che divora quasi interamente ogni crescita pubblicitaria sull’autostrada elettronica ai danni tanto di nuovi, potenziali rivali hi-tech che di media tradizionali transitati al digitale. Un fenomeno che, cifre alla mano, sta suscitando non poche polemiche e preoccupazioni sulle ripercussioni – per consumatori, cittadini e concorrenza – di una egemonia che ha ormai pochi paralleli nella Corporate America. Di recente Facebook, con le sue immense risorse poggiate ormai su un’armata di quasi due miliardi di users, ha persino imitato attraverso proprie piattaforme quali Instagram il servizio Stories che aveva reso popolare Snapchat ed era stata una delle migliori armi delle neo-arrivata per attirare pubblicità.

Una dimostrazione del suo potere può essere letta anche nella decisione dei giorni scorsi di assumere senza indugi tremila “controllori” semplicemente per setacciare i contenuti inappropriati, violenti e falsi. Scelta applaudita. Ma che cosa potrebbe fare un media davvero impegnato nella qualità come il New York Times, che ha 1.300 giornalisti nel mondo, se avesse le risorse per assumerne senza problemi altri tremila? Times e Wall Street Journal hanno appena riportato bilanci che pur mostrando una forte crescita degli abbonati, hanno ancora scontato declini nella raccolta pubblicitaria. E il modello di business di entrambi appare riconoscere questa realtà, centrato anzitutto su abbonati e lettori, non su miracolosi riscatti delle inserzioni, anche se questo tiene sotto pressione la redditività.

Sulla trimestrale di gruppo quale Snap, al di là degli oneri una tantum, a guardare con attenzione ha invece pesato fortemente lo sforzo di dar vita, per ora senza grande efficacia, a una nuova piattaforma per le inserzioni digitali per combattere i giganti: questo ha spinto le perdite operative, cioè al netto degli oneri, a 188,2 milioni di dollari, doppie rispetto ai 93,2 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso e superiori alle previsioni medie degli analisti che si fermavano a 181 milioni.

Nè le entrate hanno saputo tenere il passo delle aspettative: le revenue sono sì lievitate significativamente a 149,6 milioni dai 38,8 milioni di dodici mesi or sono, ma hanno deluso pronostici che si erano spinti in media fino a 158 milioni e sono state al di sotto dei 165,7 milioni registrati nel trimestre immediatamente precedente, il quarto del 2016.

Snap, casa madre di Snapchat, è stata al centro dell’Ipo tecnologica più attesa degli ultimi anni in Borsa. Adesso deve tuttavia dimostrare quantomeno di riuscire a crescere rapidamente se non di diventare rapidamente redditizia anche nel mondo dominato da Facebook e Google: nel trimestre ha detto di aver aggiunto 8 milioni di utenti portandoli a 166 milioni, a sua volta mancando l’obiettivo ipotizzato dagli analisti che se ne aspettavano spesso ben di più, fino a 18 milioni. Instagram di Facebook ne ha aggiunti cento milioni negli ultimi quattro mesi. Le entrate per utente sono migliorate a 90 centesimi dai 32 di un anno fa ma sono scivolate dagli 1,05 dollari del quarto trimestre. Facebook, al confronto, ha intascato 4,23 dollari per utente.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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