Giro d’Italia shock, positivi al doping Ruffoni e Pirazzi

La inquietante ombra del doping si allunga sul Giro d’Italia ancora prima che questo inizi. La corsa rosa è già sotto shock. Stefano Pirazzi e Nicola Ruffoni (Bardiani-Csf) sono infatti risultati positivi ad un controllo antidoping effettuato fuori competizione. L’Unione ciclistica internazionale informa che i test avrebbero evidenziato la presenza di GHRPs, un ormone peptidico liberatore dell’ormone della crescita. Un brutto segnale per il ciclismo in generale, ma soprattutto per il nostro ciclismo, essendo la squadra di Alberto e Bruno Reverberi composta esclusivamente da corridori italiani e presente al Giro in quanto vincitrice della Coppa Italia. Il team inoltre è il più giovane per età media del Giro ed assieme alla Wilier Triestina è una dalle sole due italiane iscritte alla Corsa rosa. Entrambe sono inserite nella categoria Professional, la B del ciclismo, una categoria che di fatto è più esposta a rischi di questo tipo. La Bardiani dovrebbe prendere il via con sette corridori, ma prima del via da Alghero, l’organizzazione del Giro potrebbe decidere per l’esclusione in blocco. Nel passato della squadra si ricordano un paio di altri casi eccellenti: nel 2008 (si chiamava CSF Group) Emanuele Sella dopo aver dominato tre tappe di montagna al Giro venne beccato positivo all’Epo in un controllo successivo. Un altro caso nel 2002 (la squadra si chiamava Panaria), quando Nicola Chesini al termine della quinta tappa fu accusato di associazione per delinquere, ricettazione e violazione della legge antidoping e condannato agli arresti domiciliari.

Pirazzi, 30enne laziale di Alatri, si è contraddistinto in carriera per gli attacchi continui che lo hanno caratterizzato come uno dei più combattivi. Proprio al Giro d’Italia ha legato i suoi maggiori successi, con la conquista della maglia di leader del Gran premio della Montagna nel 2013 e la vittoria nella tappa di Vittorio Veneto nell’anno successivo. Proprio in quella occasione, il successo fu accompagnato da polemiche per il brutto gesto che il corridore fece al momento di tagliare il traguardo.

Più freschi i successi di Ruffoni, che nel recente Giro di Croazia si è aggiudicato la terza e la quarta tappa, tanto da candidarsi come possibile prima maglia rosa nello sprint di Olbia. Entrambi rischiano il licenziamento da parte del loro team, che prende posizione ufficiale con una nota: “Dopo la notifica dell’Uci riguardante Stefano Pirazzi e Nicola Ruffoni di potenziale violazione del regolamento antidoping, avvenuta a seguito di un controllo fuori competizione in data 26 aprile (Pirazzi) e 25 aprile (Ruffoni)”, si legge nella nota, “Pro Cycling Team Bardiani-CSF comunica la propria intenzione di procedere con l’immediato allontanamento dei corridori dalla squadra presente al Giro d’Italia e la loro sospensione da qualsiasi attività, in conformità con le disposizioni della stessa UCI. Qualora le controanalisi confermassero la positività degli atleti, la società sportiva procederà a immediato licenziamento, come previsto dal proprio regolamento interno, già sottoscritto da tutti i corridori del team, riservandosi la possibilità di ulteriori azioni al fine di tutelare la la propria immagine e quella dei propri sponsor”.

I manager del team, Bruno e Roberto Reverberi, si dicono “assolutamente scioccati dalla notizia. Attendiamo i risultati degli ulteriori accertamenti previsti dal regolamento antidoping e ribadiamo con assoluta fermezza l’intenzione di salvaguardare i valori che il nostro progetto sportivo ha portato avanti in questi anni”.

In un comunicato stampa “la Direzione del Giro d’Italia, a seguito della sospensione dei due corridori Nicola Ruffoni e Stefano Pirazzi della Bardiani CSF da parte dell’Uci, riconferma con fermezza il proprio supporto alla CADF (Cycling Anti-Doping Foundation) dell’Uci nella lotta al doping in tutte le sue forme e modalità. Da parte sua, qualora anche le controanalisi dovessero dare esito positivo, la Direzione stessa ed RCS Sport si riservano di tutelare in tutte le sedi opportune l’immagine ed il buon nome del Giro d’Italia”.

 

Fonte: Repubblica.it

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