Elezioni Francia, Macron-Le Pen alla sfida tv: entrambi rischiano molto

PARIGI – Marine Le Pen e Emmanuel Macron si affrontano stasera nel primo e unico duello televisivo prima del ballottaggio di domenica. Quattordici telecamere, due giornalisti intervistatori, studio senza pubblico, i due candidati seduti intorno a un tavolo non più largo di due metri e mezzo, temperatura costante a 19 gradi. Nel 2012 il faccia a faccia tra François Hollande e Nicolas Sarkozy era stato visto da 18 milioni di telespettatori. Questa volta c’è la concomittanza (non prevista) con la semifinale di andata di Champions tra Monaco e Juventus. Il duello potrebbe essere decisivo: confermare il vantaggio di Macron oppure riaprire i giochi in favore di Le Pen. Lo specialista dell’estrema destra David Doucet, autore di diversi saggi sul Front National e di una biografia sulla giovinezza di Marine Le Pen (“La politique malgré elle”), analizza la sfida di stasera.

Quale sarà la strategia d’attacco di Le Pen?
“Per cercare di indovinare dove punterà bisogna dare un’occhiata ai blog dell’estrema destra. Emmanuel Macron è limitato al percorso nella banca Rothschild, è soprannominato ‘Emmanuel Hollande’ e accusato di un presunto lassismo nei confronti dell’Islam radicale. La candidata del Front National tenterà di farlo passare come un candidato lontano dal popolo e dalla realtà, ricordando che ha festeggiato la vittoria al primo turno in una brasserie chic mentre lei sta con la gente che lavora. Per Macron potrebbe essere rischioso. Secondo un sondaggio Ifop, il 54% dei francesi è ancora spaventato dall’idea di Le Pen al potere ma il 36% pensa che sia lei a conoscere meglio i problemi della gente”.

È un duello tra il Sì e il No all’Europa, come già al referendum sulla Costituzione nel 2005?
“Dodici anni dopo quel referendum la società francese resta ancora profondamente divisa sull’Europa. La ratifica del trattato di Lisbona nel 2007, dopo che il No aveva vinto due anni prima, è stata vissuta da molti come un tradimento. Da allora la classe politica ha sempre scaricato tutte le colpe sull’Europa per nascondere i propri fallimenti, senza valorizzarne gli aspetti positivi. Questa volta Macron ha giocato in contropiede. È l’unico a difendere davvero la costruzione europea. Mentre la candidata Fn chiedeva di ritirare la bandiera europea dagli studi tv in cui appariva, lui ha chiesto ai suoi militanti di sventolarla. In questo senso il ballottaggio per la presidenzia sarà un nuovo referendum sull’Europa”.

L’essere una candidata all’Eliseo donna sarà un vantaggio o uno svantaggio?
“Il Front National ha avuto a lungo un voto solo maschile. Da quando è arrivata, Marine Le Pen ha invertito la tendenza. Mette in avanti il fatto di essere donna, madre di famiglia, divorziata. È una scommessa vincente. Al primo turno delle presidenziali c’è stata una sostanziale parità tra donne e uomini che hanno votato Fn. Ma sui diritti delle donne il suo programma è molto più leggero di quello di Macron. Lei si accontenta soprattutto di rivendicare una lotta femminista contro il pericolo dell’Islam”.

Macron invece potrà contare sul fatto di essere più giovane di lei, e anche più nuovo nel panorama politico?
“È la grande forza di Macron. I francesi sentono il cognome Le Pen a ogni elezione presidenziale dal lontano 1974 (tranne per il voto del 1981). Macron è un nome e un volto nuovo, partecipa per la prima volta a un’elezione presidenziale. Lei può anche cercare di nascondere il suo cognome ma è nata e cresciuta dentro una vecchia famiglia politica”.

Ha però maggiore esperienza, soprattutto nei dibattiti televisivi, del candidato di En Marche.
“Ha cominciato la sua carriera politica nel 1993. Fa politica da 24 anni mentre Macron ha iniziato da appena cinque anni. Nonostante lui abbia talento retorico, è molto meno allenato ai duelli tv. Questa mancanza di esperienza può incidere in un momento in cui la pressione sui candidati sarà al massimo”.

Un punto di forza e di debolezza di Le Pen rispetto a Macron?
“È un’ottima comunicatrice ma fa fatica a non sembrare aggressiva. In questa campagna elettorale si è sforzata di apparire più serena e calma. Ma così facendo è diventata quasi trasparente. Nei precedenti dibattiti è stata messa in crisi sia dal candidato della destra Fillon sul suo programma economico, sia da quello anticapitalista Poutou sugli scandali giudiziari. Ogni volta si è accontentata di rispondere con un sorriso teso. Se stasera riuscirà a utilizzare la sua combattività senza apparire velenosa, potrebbe disarmare un candidato che non è abituato alle schermaglie verbali”.

Quanto può pesare l’esito del dibattito tv in termini di voti?
“Al ballottaggio del 2002 Jacques Chirac aveva rifiutato di partecipare al faccia a faccia con Jean-Marie Le Pen. Ai suoi occhi non c’era dialogo possibile con l’estrema destra. Macron ha scelto invece di prendere il rischio. Mentre il cosiddetto Fronte repubblicano (l’unione dei partiti contro l’estrema destra) fa acqua da tutte le parti, il candidato di En Marche vuole presentarsi come il migliore argine contro Le Pen. Ma la sua sfida sarà anche riuscire a parlare ai tanti elettori tentati dall’astensione”.

Fonte: La Repubblica

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